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Dopo 15 anni il Cosenza ha conquistato la promozione in serie B battendo in finale il Siena. Fonte - www.ilcosenza.it

Sicula Leonzio, Casertana, Trapani, Sambenedettese, Sudtirol, Siena. Il percorso netto affrontato dal Cosenza per conquistare a distanza di 15 anni dall’ultima volta la promozione in serie B è già entrato nella storia. Mai nessuno infatti, da quando esiste la nuova formula, era riuscito a vincere i playoff partendo dalla quinta posizione in classifica nella stagione regolare. Una vera e propria impresa quella dei rossoblù di Piero Braglia, giunto alla quarta scalata vincente della sua lunga carriera di allenatore, sospinti dal calore crescente di un’intera città affamata di calcio in ricordo dei tempi andati. Nessuno alla vigilia avrebbe mai scommesso sul Cosenza, capace di mettere in mostra la sua ottima organizzazione di gioco e avere la meglio su compagini ben più quotate sulla carta (Trapani e Siena su tutte).

Cosenza, la rivincita di Braglia

Eppure chissà quanti tra i tifosi calabresi, avevano immaginato che proprio lo stadio Adriatico di Pescara potesse regalare un’altra gioia dopo quella dello spareggio vinto contro la Salernitana nel lontano 1991. A segnare la rete che permise al Cosenza allenato da Edy Reja di conquistare la permanenza in B fu, manco a dirlo, Gigi Marulla, indimenticato idolo del popolo calabrese scomparso nel 2015 a causa di una bibita ghiacciata mandata giù troppo in fretta. Ma evocare un così dolce ricordo, si sa, non sarebbe bastato da solo per scrivere un’altra importante pagina di storia. Lo sapeva perfettamente Braglia, subentrato a Fontana dopo un brutto inizio di campionato (2 pareggi e 3 sconfitte nelle prime cinque giornate) che sembrava essere il preludio dell’ennesima stagione di rimpianti. Ricostruire da cima a fondo la squadra secondo il suo credo calcistico è stato il primo passo verso una rivincita personale dopo le cocenti delusioni maturate sulla panchina di Lecce e soprattutto Alessandria. Quella dei grigi la scorsa stagione sembrava una cavalcata trionfale, prima che una lunga quanto inspiegabile serie di risultati negativi, permettesse la clamorosa rimonta della Cremonese. Una macchia indelebile nella carriera del tecnico grossetano, un altro dei “toscanacci” terribili in giro per la penisola dal carattere forte e la battuta sempre pronta, esempio di professionalità e passione. Pochi fronzoli, tanta sostanza, proprio come il suo Cosenza, in grado di colpire al momento giusto. In questo senso, la finalissima di sabato con il Siena è stata la sintesi perfetta: pressione martellante, ricerca del gioco in ampiezza, capacità di innescare la velocità degli attaccanti, minuziosa copertura degli spazi in fase di ripiegamento, solidità difensiva.

L’inaspettato ritorno del Cosenza

Il Siena di Mignani – secondo a un punto di distanza dal Livorno nel girone B – ha sbattuto contro il muro cosentino (privo del proprio leader Pascali), venendo punito in ripartenza dalle folate di Gennaro Tutino, giovane talento classe ’96 cresciuto nel settore giovanile del Napoli. È atteso dal definitivo salto di qualità, proprio come Luca Palmiero (anche lui cresciuto nel club azzurro) cui Braglia ha affidato la cabina di regia nonostante la presenza in rosa di Massimo Loviso, tra i giocatori con più esperienza in rosa con un passato in A. Ragazzi di talento e onesti gregari, tra i quali spicca certamente Mirko Bruccini, l’uomo che ha spezzato l’equilibrio della finale, alla miglior stagione della carriera con ben 9 reti realizzate tra campionato e playoff. Protagonisti inaspettati, sempre più consapevoli di poter compiere qualcosa di straordinario, come se il loro entusiasmo crescesse di pari passo a quello della piazza e dei suoi impagabili tifosi, saliti in 2000 a Bolzano e addirittura in più di 10 mila a Pescara per spingere i propri beniamini. In attesa di capire le intenzioni della proprietà riguardo la programmazione in vista della prossima stagione, una cosa appare sicura: giocare al “San Vito-Marulla” sarà dura per tutti. Il corridoio che introduce al terreno di gioco, ricoperto dei volti dei 39 giocatori che hanno contribuito a scrivere la storia del Cosenza,è soltanto l’anticamera prima di entrare nell’arena. Senso di appartenenza, memoria del passato, orgoglio. Ecco perché l’inaspettato ritorno dei Lupi nel calcio che conta racchiude una moltitudine di significati che non vediamo l’ora di riscoprire.