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messico germania

Siamo in Russia, e non potevamo che aspettarci una rivoluzione. È un Mondiale che regala sorprese in serie, visto che l’unica previsione che sta rispettando è quella che lo indicava come il Campionato del Mondo potenzialmente di più alto livello della storia. Finora è stato così, perché si sono viste squadre estremamente organizzate, evolute, tutte con qualcosa di proprio da proporre. È un Mondiale livellato verso l’alto, che manda un messaggio estremamente chiaro: al giorno d’oggi, nel calcio top-level si deve lottare dal primo all’ultimo pallone, su ritmi altissimi e senza potersi distrarre. Un consiglio importante soprattutto per chi a questo Mondiale non c’è…

Il rischio è che si possano perdere per strada dei protagonisti, intesi come delle favorite designate ma soprattutto dei giocatori, perché il timore è che ci saranno diversi infortuni a causa delle velocità forsennate a cui si gioca un torneo comunque di fine stagione. Di contro però in ogni partita l’intrattenimento è assicurato. Così come l’imprevedibilità.

Il Brasile, la delusa meno delusa

Ha steccato l’avvio persino il Brasile, che però – al di là dell’1-1 con la Svizzera – può preoccuparsi fino a un certo punto, perché è stata la Nazionale che ha espresso il calcio più corale, brillante e ispirato. E per questo rimane, nonostante tutto, la prima favorita alla vittoria finale.

La pecca principale della squadra di Tite è stata quella di non capitalizzare abbastanza un primo tempo dominato in lungo e in largo, perché a parte il golazo di Coutinho la Seleçao ha dato l’impressione di accomodarsi un po’ troppo e di iniziare a gestire il risultato. Cosa che, con il livello che sta mostrando questo torneo, non si può permettere nessuno.

Forse gli unici due appunti negativi registrati da Tite riguardano un Gabriel Jesus troppo impreciso (dietro preme Firmino, ma il numero 9 merita indubbiamente un’altra chance) e qualche sbavatura di Joao Miranda che fa crescere le quotazioni di Marquinhos, però l’unicità di Marcelo, la forza della cerniera mediana Casemiro-Paulinho, l’ispirazione di Coutinho e un Neymar che non può che crescere, sono certezze sufficienti per non lasciarsi innervosire troppo.

Una convincente Serbia

Oltretutto, venerdì prossimo i verdeoro incroceranno l’arrembante ma ingenua Costa Rica di Keylor Navas, un’occasione perfetta per iniziare a sgasare, mentre sarà molto interessante vedere la prova di conferma che attende una Serbia che ha lasciato ottime sensazioni, addirittura migliori di quelle date dalla Svizzera.

La Nazionale balcanica gioca un calcio tecnico e arioso, ha una mentalità vincente alimentata dai reduci del gruppo che nel 2015 ha vinto a sorpresa ma con merito il Mondiale Under 20, e soprattutto ha dalla sua un giocatore in vertiginosa rampa di lancio come Sergej Milinkovic-Savic, che arriva a questo Mondiale nel momento perfetto, corroborato da una stagione di consacrazione e stimolato da una vetrina che, se mantiene queste prestazioni, può portarlo direttamente nell’Olimpo.

Allarme Germania

È invece molto più difficile dare una sfumatura d’ottimismo al day-after dei tedeschi, il vero shock di questo primo giro di Coppa del Mondo: è vero che, se si deve perdere una partita in un Mondiale, la prima è assolutamente la più indicata perché non compromette nulla, però lo schiaffo tirato dal bellissimo Messico di Osorio ai Campioni del Mondo è stato qualcosa di più di un semplice incidente.

La Germania, per la prima volta dopo tanti anni, si è fatta trovare spettinata e disordinata in una grande occasione. La sua tradizionale pesantezza fisica si è notata più nella lentezza delle due cerniere centrali (Hummels e Khedira i più sorprendenti in negativo) che non nella capacità di sfondamento. La sua solita forza propulsiva sugli esterni è servita più che ad assediare il Messico a liberargli spazi sconfinati per andare in contropiede. Ha problemi la squadra di Low, è innegabile, e c’è da capire se risiedano in uno spogliatoio un po’ surriscaldato o in qualche valutazione al momento di stilare la lista (dov’è Sané?).

Il Messico fa scintille

Potrebbero però anche essere semplicemente frutto della strepitosa prestazione calata dalla velocissima Tricolor del professor Osorio, un tecnico che per visioni e innovazioni non ha nulla da invidiare a nuovi e celebrati guru del calcio mondiale, ma che semplicemente avrebbe bisogno dell’eco di un grande risultato internazionale per essere inquadrato come merita.

Il suo Messico fa scintille, ha un talento di caratura planetaria come il Chucky Lozano che continua ad abbattere barriere man mano che la difficoltà della sfida sale, ha due preziosissimi organizzatori di gioco come Herrera e Guardado che abbinano sostanza e qualità, in più ha un portiere come il Memo Ochoa, che a livello di club ha avuto una carriera travagliata ma che quando si mette la maglia della Nazionale risulta costantemente un fattore salvifico.

Questo Mondiale tiene le carte coperte ma è partito fortissimo. E oggi attendiamo altre due big come Belgio e Inghilterra, che sulla carta hanno debutti molti morbidi. Ma la carta, quest’estate in Russia, sembra essere solo straccia.