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La festa dei tifosi del Frosinone dopo la promozione in serie A. Fonte - www.frosinonecalcio.com

Dal gol di Floriano a quello di Ciano. Il Frosinone ha vissuto un mese in apnea, conquistando ieri la promozione in A a due anni di distanza dalla retrocessione seguita alla prima partecipazione della sua storia nel massimo campionato nazionale. Una liberazione, testimoniata dalla gioia irrefrenabile del pubblico laziale riversatosi sul terreno di gioco del Benito Stirpe quando al triplice fischio finale dell’arbitro La Penna mancavano ancora circa quaranta secondi. L’epilogo movimentato tuttavia, non toglie nulla alla squadra di Moreno Longo, tecnico emergente capace di ricompattare in poco tempo un ambiente piombato nuovamente nel baratro dopo aver fallito il match point nell’ultima giornata della stagione regolare.

Frosinone promosso, la vittoria di Moreno Longo

Chi conosce le dinamiche dello sport, sa perfettamente quanto conti l’aspetto emotivo nel raggiungimento di un determinato obiettivo. Dove non arrivano le gambe, molto spesso arriva la testa, motore e azione per un atleta professionista. Riuscire a ritrovare la serenità mentale necessaria per dimenticare quanto accaduto e affrontare al massimo delle proprie possibilità le forche caudine dei playoff, è stato il grande merito di Longo e del suo staff. Già un anno fa infatti, il Frosinone guidato da Pasquale Marino aveva vissuto una situazione del genere (l’eliminazione nella semifinale playoff per mano del Carpi, dopo un torneo da protagonista).

Quel giorno, sempre davanti ai propri tifosi, si era assistito a una delle più grandi delusioni calcistiche degli ultimi anni in Italia. La rete di Letizia aveva gelato l’incredulo pubblico del vecchio Matusa, allo stesso modo in cui lo splendido pallonetto di Floriano sembrava condannare i ciociari a un altro anno di purgatorio. Le settimane che hanno preceduto l’inizio dei playoff, hanno permesso al Frosinone di ricaricare le batterie, restituendo un gruppo sempre sul pezzo nonostante le pesanti assenze e la scarsa brillantezza fisica evidenziata soprattutto nel doppio confronto con il Cittadella.

“La chiave del successo è stata forse la lucidità con il mister ha gestito i momenti delicati. L’anno scorso avevamo subito una delusione cocente ai playoff e non avevamo la possibilità di rialzarci, cosa che invece è accaduta dopo il Foggia. Ci siamo rialzati da squadra, giocando compatti e con quella grinta che lui ci sa trasmettere”. Le parole di Paolo Sammarco, uno dei senatori dello spogliatoio gialloblù, raccontano più di ogni altra cosa il ruolo prezioso svolto da Longo, alla prima promozione in A della sua giovane carriera. Cresciuto nel settore giovanile del Torino – con cui ha vinto un campionato Primavera e una Supercoppa di categoria – ha mantenuto lucidità e nervi ben saldi, impostando una gara di contenimento a Palermo, per poi cercare di dar fondo a tutte le energie rimaste nella gara di ritorno.

Il veleno nella coda

Una partita combattutissima, spesso sopra le righe, dove si è visto di tutto. Dagli accenni di rissa, agli interventi al limite, fino ai litigi tra compagni di squadra. La splendida rete di Maiello, tra i pochi gesti tecnici degni di nota, ha costretto il Palermo del grande ex Stellone a un arrembaggio quasi sempre confusionario che non ha portato grossi pericoli alla porta di Vigorito. Quanto accaduto dopo la rete liberatoria di Ciano tuttavia, dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori sul grado di preparazione delle tifoserie di casa nostra a impianti moderni sulla scia del modello inglese che non prevedano più la presenza di piste di atletica tra il rettangolo di gioco e le tribune.

La tensione accumulata – evidenziata anche dal comportamento antisportivo di alcuni componenti della panchina del Frosinone nel gettare palloni in campo con il chiaro intento di far perdere tempo e concentrazione agli avversari – non giustifica l’invasione di campo che non ha permesso al direttore di gara di porre regolarmente fine alla contesa. Le polemiche da parte rosanero, con probabili ricorsi annessi, non serviranno certamente a ribaltare il sacrosanto responso del campo ma impongono necessariamente attente considerazioni per coloro i quali invocano la realizzazione di stadi di proprietà. Sicurezza e incolumità dei protagonisti e di quanti lavorano per contribuire a offrire un servizio soddisfacente, andrebbero garantite a prescindere ma ieri purtroppo non è stato così.