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messi argentina islanda

Sembra strano, ma vedere Messi sbagliare un rigore non è qualcosa di incredibile: ne ha sbagliati venticinque in carriera, quattro degli ultimi sette tirati. Solitamente, però, li sbaglia per eccessiva sicurezza o addirittura sbadataggine, invece questo – come quello nella finale di Copa America – lo ha fallito per il peso enorme che si è trovato addosso, l’unico peso che può schiacciare il più grande di tutti: quello di dover trascinare da solo una Nazionale che, come al solito, ha tante pretese da soddisfare e nessuna risorsa alternativa al suo numero 10. E, a livello di carico, la tripletta del giorno prima di CR7 ha indubbiamente contribuito…

Quella che ha steccato l’esordio mondiale, facendosi impantanare da un’Islanda titanica e totalmente arroccata al limite della propria area, è stata un’Argentina ancora una volta visibilmente zavorrata nella testa.

Va bene, il pareggio che costringe l’Albiceleste a non sbagliare più è colpa di Messi che ha sbagliato il rigore e non ha vinto la partita da solo, però al di là di Messi si è vista una squadra che difficilmente può pensare di essere protagonista così com’è.

I problemi dell’Argentina

Che Sampaoli sbagliasse quando diceva “se Messi sta bene, tutto va bene” lo si era capito subito, come si era capito anche che certe scelte andrebbero quantomeno rianalizzate: il Pelado è un tecnico dai modi molto particolari e dalle visioni sicuramente avanguardistiche, che però non sembrano funzionare nell’Argentina come successo in Cile o a Siviglia. La sua squadra ha una difesa che non dà la minima sicurezza, un centrocampo che fatica ad alzare i ritmi e degli esterni che non offrono ampiezza, di conseguenza non basta un Agüero rapace (unica nota veramente positiva dell’esordio) né tantomeno un Leo Messi che suda, si rabbuia, soffre e quindi sbaglia.

Dopo i primi novanta minuti, viene da pensare che Higuain sia imprescindibile, magari trovando il modo di farlo convivere con il Kun per offrire a Messi non uno sfogo solo ma due. Si potrebbe anche rivedere la mediana e spostare il gagliardo ma sfibrato leone Mascherano come perno di una difesa a tre che non sarebbe più così esposta.

Tante cose da cambiare perché contro l’Islanda non è andato bene quasi niente, ma l’impressione netta (e certificata da anni in ogni appuntamento importante) è che la Seleccion avrebbe bisogno, più che di nuove varianti tecniche o tattiche, di leggerezza psicologica. Anche se parimenti sembra piuttosto chiaro che neanche stavolta sia vicina a trovarla.

La Francia, bene ma non benissimo

Quella leggerezza che oggi si gode invece una Francia che ha rischiato seriamente di ritrovarsi in una situazione simile, ma che ancora una volta si è prestata volentieri a fare da cavia alle novità tecnologiche, venendo premiata: nel 2014 Benzema segnò contro l’Honduras il primo gol nella storia del Mondiale avallato dalla goal-line technology, la stessa che quattro anni dopo ha dato il via libera all’esultanza da tre punti di Pogba, dopo che il VAR aveva fatto il suo debutto ufficiale alla Coppa del Mondo per correggere la decisione dell’arbitro uruguagio Cunha, assegnando un rigore procurato e trasformato da Griezmann.

Tutto giusto, polemiche azzerate e risultato inappellabile, e questo 2-1 tecnologico sull’Australia dà alla Francia una serenità fondamentale per scaricare le pressioni del pronostico e aumentare la velocità, perché comunque Deschamps deve essere consapevole del fatto che questa squadra ha bisogno di migliorare per poter davvero puntare al successo.

Les Bleus hanno una difesa molto solida (al netto della sciocchezza di Umititi inquadrabile come un episodio) supportata da una sentinella con pochi eguali come l’onnipresente Kanté. Hanno anche un comparto offensivo vario e adattabile, con il tridente leggero che deve prendere ancora un po’ di sincronismo ma ha potenzialità sconfinate e in più anche l’alfiere Giroud il cui impatto, sia dal primo minuto che a gara in corso, è garantito.

La soluzione da trovare riguarda gli intermedi, perché Tolisso non trova gli spazi necessari per fare ciò che sa fare meglio e Pogba continua ad alternare lunghissime pause a brevi momenti in cui fa lampeggiare la sua classe, come ad esempio la palla filtrante nell’azione del fallo da rigore su Griezmann o l’inserimento sull’azione della vittoria.

Questo inceppamento in sala macchine fa sembrare che la Francia sia un insieme di sfiziosissimi solisti senza un impianto di gioco lavorato, di conseguenza il CT Deschamps deve intervenire se vuole evitare, come due anni fa all’Europeo casalingo, di fermarsi sulla strada che potrebbe portarlo nella storia.

La sfortuna del Perù, il valore della Croazia

La storia che non è riuscito a scrivere il Perù bello e sfortunato di Ricardo Gareca: senza il tremendo errore dal dischetto di “Aladino” Cueva, senza la sfortuna sul colpo di tacco fuori di millimetri del ritrovato Guerrero e senza l’unica, abbacinante puntata del geniale Eriksen che ha servito a Poulsen l’assist per regalare alla Danimarca una vittoria che profuma già di ottavi, la Nazionale con la banda rossa avrebbe scritto una pagina epocale per un pubblico fantastico, invece si ritrova con la grande frustrazione per un ritorno al Mondiale aspettato trentasei anni e carico di rammarichi.

Sono vent’anni invece che la Croazia aspetta di regalarsi un altro sogno in stile Francia ’98: abbiamo appena cominciato ed è sicuramente presto, però quella che ha battuto d’autorità la Nigeria prendendosi la vetta del Gruppo D è una squadra che promette, perché abbina il peso dei muscoli alla leggerezza del talento.

In molti sostengono che nel calcio di oggi la prima cosa da ricercare sia l’equilibrio, e in un Mondiale evidentemente questo assioma vale ancora di più. Anche perché è molto più difficile: il margine d’errore è minimo e la differenza si fa sui dettagli, alcuni tangibili e decisivi come una VAR Review, altri più astratti ma non meno determinanti come una storia maledetta.