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Se non fosse bastato vedere l’Atletico vincere l’Europa League e il Real rivincere la Champions, se non fosse sufficiente dare un’occhiata al Ranking UEFA che pone i due club madrileñi ai primi due posti, questa seconda giornata di un Mondiale partito fortissimo ha confermato il dominio incontrastato della capitale spagnola, visto che tutti i giocatori andati in gol (nella porta avversaria) sono Blancos o Colchoneros.

A ben vedere, il Real Madrid è stato anche l’ultimo club allenato da Carlos Queiroz, che grazie a una partita di resistenza e ancora di più al suicidio del Marocco, si trova a piazzare il suo boicottato Iran in vetta al girone dei colossi. Almeno per qualche giorno, ma per una Nazionale senza considerazione, che non ha trovato né avversari che la volessero sfidare in amichevole né un’azienda che le fornisse materiale tecnico, questo è già un colpo da maestro.

Cristiano Ronaldo si presenta con una tripletta

Non uno solo, ma addirittura tre quelli con cui si è presentato il Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, che formalmente non ha vinto la prima partita ma è quasi come se lo avesse fatto. Nel pomeriggio, dalla Spagna era arrivata l’ufficializzazione della pena di due anni di reclusione (con la condizionale) e una multa di 18,8 milioni di euro per sistemare le cose con il fisco, poche ore dopo la risposta di Ronaldo è stata detonante e molto sentita, lui che mai prima di ieri aveva fatto gol alle Furie Rosse e che ha dimostrato chiaramente di essere l’alieno attorno a cui è costruito un Portogallo che ha molta qualità, poca difesa (ma la sensazione è che a Russia 2018 difendere non sia la cosa più importante) e soprattutto necessita di un po’ di ordine nel settore offensivo. Magari riportando Gonçalo Guedes sulla fascia sinistra dove ha fatto una stagione portentosa a Valencia e dando pista ad André Silva, fresco, voglioso di riscatto e spalla perfetta per il re Cristiano, che – tra le tante altre cose – è già volato in vetta alla classifica dei marcatori, grazie alla seconda punizione vincente della sua stagione dopo quella – sempre Mondiale – calata contro il Gremio a Dicembre.

Ordine che invece è riuscita a mantenere la Spagna, nonostante gli innumerevoli tentativi masochistici delle ultime settantadue ore, dall’esonero di Lopetegui alla papera di De Gea. Bravo Hierro (un altro che ha un forte link con Madrid) a mantenere saldo il timone senza modificare nulla. Strepitoso il totem colchonero Diego Costa, autore di due gol di meravigliosa brutalità che confermano come non ci sia oggi un centravanti nettamente superiore a lui. Determinante, nel male prima e nel bene poi, anche il polivalente difensore madridista Nacho, che si è presentato al Mondiale stendendo il suo compagno di club Ronaldo in area dopo centotrenta secondi e poi segnando un gol da stropicciarsi gli occhi all’inizio del secondo tempo. Va bene questo pareggio anche alla Spagna, che ha superato i terribili tornanti degli ultimi giorni e ora vede di fronte un rettilineo per scatenare tutta la sua potenza tecnica.

I problemi dell’Uruguay

Un po’ quello che ora attende l’Uruguay del “Maestro” Tabarez, che prima ci ha fatto stringere il cuore per l’elegante stoicismo con cui continua, nonostante tutto, ad essere la guida della Celeste e poi i pugni per salutare il gol di José Maria Gimenez, centrale dell’Atletico Madrid che ha piegato l’Egitto al novantesimo minuto con il solito, puntuale gol di testa su corner, arrivato a risolvere una partita ben interpretata dall’Uruguay nonostante la prestazione incredibilmente negativa di un Luis Suarez che evidentemente deve ancora espiare i suoi peccati mondiali, visto che non giocava una partita in Coppa del Mondo dal famigerato morso a Chiellini.

Il Pistolero ha sbagliato l’impossibile, ma occhio perché non è uno che perdona due volte, mentre le tre notizie migliori per Tabarez sono la vitalità di Cavani, la maturità di Bentancur e soprattutto i tre punti, che mettono gli uruguagi nell’invidiabile posizione di essere già certi della qualificazione in caso di successo contro l’Arabia Suadita, e quindi di non doversi presentare all’ultima partita contro la Russia con delle necessità.

Necessità che invece ora sono strette per l’Egitto di Cuper, al quale era quasi riuscito l’azzardo di risparmiare un Salah in condizioni ancora troppo precarie e che invece ora è già costretto a sperare in un miracolo.

Il dominio di Madrid

Madrid continua a dominare il calcio mondiale, e oggi debutta Griezmann che ha appena annunciato la sua clamorosa volontà di rimanere all’Atletico. Oggi però debutta anche il padrone di Barcellona Leo Messi, per il quale la pressione è enorme visto che non solo si ritrova a dover rispondere subito alla tripletta del suo eterno nemico ma anche a doversi portare sulle spalle quei cinquanta milioni di argentini che continuano a pretendere da lui la gloria, quando invece è ognuno di loro, dall’ultimo dei tifosi al primo dei suoi compagni, a dover fare in modo che il miglior giocatore del mondo sia messo nelle migliori condizioni per poter sparare i suoi ineguagliabili fuochi d’artificio, in un Mondiale che, in quattro partite, ce ne ha già fatti vedere parecchi.