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La carriera di Hector Cuper si arricchisce di un ulteriore capitolo, una nuova storia appassionante che esalta lo spirito combattente dell’allenatore argentino. Il suo Egitto torna ai Mondiali dopo 28 anni. Una qualificazione arrivata da lontano, con tanto lavoro e dedizione. Un vero e proprio riscatto, l’ennesimo dopo l’assenza nelle tre precedenti edizioni della Coppa d’Africa. Una vera beffa per chi aveva vinto tre titoli consecutivi nel 2006, 2008 e 2010. I Faraoni erano pronti a ritornare sul trono continentale guidati da Hector Cuper, l’eterno secondo o sconfitto a seconda dell’interpretazione soggettiva che si ha dello sport. Anche per lui l’ennesima occasione per riscattarsi e dimenticare con un colpo di spugna le delusioni profonde avute in carriera. Tante, troppe anche per un Hombre Vertical. A cominciare dal lontano 28 agosto 1994 nell’ultima giornata del Torneo di Clausura. Alla sua prima stagione da allenatore, il giovane Cuper aveva guidato il suo Huracan in vetta al campionato argentino. Mancava una sola partita per conquistare il titolo, ma nello scontro diretto decisivo contro l’Independiente, i Los Quemeros crollano inesorabilmente. Netto 4-0 e Diablos Rojos sul tetto d’Argentina. La prima vittoria in carriera arriverà nel 1996 con il Lanus. Cuper conquista la Copa Conmebol e il nome di Cuper inizia ad affascinare i club europei.

L’arrivo in Spagna e la delusione Valencia

L’argentino arriva in Spagna, al Mallorca. Due anni straordinari ma anche questi senza lieto fine. Nella sua prima stagione Cuper porta i suoi in finale di Copa del Rey. Ai rigori vincerà il Barcelona. Finale anche in Coppa delle Coppe, ma a spuntarla è la Lazio nell’ultima edizione del torneo. Un piccolo arriva grazie alla Supercoppa di Spagna vinta contro il Barcelona. In campionato Cuper porta la squadra al terzo posto, il miglior piazzamento della storia del club. Le esaltanti prestazioni con il Mallorca catturano l’attenzione del Valencia che si affida a Cuper per rifondare un progetto lasciato da Claudio Ranieri e culminato con la vittoria della Coppa del Re e della Supercoppa di Spagna. Con i Pipistrelli arriverà la consacrazione europea, ma anche questa volta senza successi. Due finali di Champions League in due anni. Troppo Real Madrid nel 2000 con i Blancos vincitori per 3-0, ancora sfortuna ai rigori nel 2001 quando a spuntarla fu il Bayern Monaco.

L’Inter e il tremendo 5 maggio

La delusione è troppo grande e così Hector Cuper accetta la proposta dell’Inter. L’Hombre Vertical vuole riscattarsi in Italia. Nella prima stagione i neroazzurri guidano il campionato fino all’ultima giornata. Fino al 5 maggio. Quel giorno la sconfitta contro la Lazio permette a Juventus e Roma di scavalcare la squadra di Vieri e Ronaldo ed il possibile primo posto si trasforma in un terzo posto da lacrime. Anche in Europa l’Inter sfiora la vittoria, ma la campagna in Coppa Uefa si ferma in semifinale. Nella stagione successiva 2002/2003 l’Inter si piazza nuovamente al secondo posto e in Champions League si ferma in semifinale contro il Milan. I due pareggi premiarono i rossoneri per la regola dei gol fuori casa, con l’argentino che in occasione della gara di ritorno festeggiò la centesima panchina. Altra delusione e la sensazione che in Italia non c’era più posto per lui.

Le ultime esperienze e il ritorno alla ribalta

Esonerato dall’Inter, Hector Cuper tornò in Spagna senza mai ottenere risultati rilevanti. Poi nuovamente l’Italia (nel Parma) ed in Georgia senza mai avvicinarsi nuovamente ad un successo. L’occasione arriva nel 2010 alla guida dell’Aris Salonicco. Ma anche in quel caso l’Hombre Vertical fallisce sul più bello. La finale di Coppa di Grecia viene vinta dal Panathinaikos. Cinque anni dopo ritorna alla ribalta con l’Egitto. Percorso netto con sette vittorie su sette fino alla finale contro il Camerun. Ma il destino bussa nuovamente alla porta. Cuper è di nuovo secondo. Una persona che non scende a compromessi, capace di sostenere le sue opinioni, un “uomo tutto d’un pezzo” che con tenacia resta sempre in piedi. Anche dopo l’ennesimo secondo posto, proprio come un Hombre Vertical. Ma è ritornato nuovamente a lavoro ed è entrato nella storia dell’Egitto raggiungendo la qualificazione ai Mondiali del 2018 in Russia. Un’altra impresa, un’altra occasione per restare nella storia.

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