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I momenti inopportuni spesso si incastrano l’uno con l’altro creando una catena di sensazioni vibranti che scuotono l’ambiente come una turbolenza improvvisa durante un viaggio aereo. L’addio di Julen Lopetegui alla panchina spagnola, forzato dalla federazione, si è prodotto 48 ore prima di Portogallo-Spagna, match principale del gruppo B che potrebbe già virtualmente assegnare il primo posto. Due anni di lavoro dispersi in pochi minuti e l’immediato obbligo di dover dimostrare a un paese intero che questa turbolenza non influenzerà il tanto sospirato viaggio fino alla finale di Mosca. Affrontare subito il Portogallo, rivale storicamente ostico per la vicinanza geografica, presenta una serie di scenari inquietanti che nella ‘Roja’ molti hanno già presentito.

Portogallo-Spagna, Ronaldo contro i suoi compagni

Ha programmato tutto, come da un paio d’anni a questa parte, per essere al meglio nella parte finale della stagione ma soprattutto per arrivare integro e tirato a lucido al mondiale. Cristiano Ronaldo sa che con ogni probabilità per lui sarà l’ultima volta che difenderà i colori del Portogallo nella grande messa del calcio planetario. Ed è per questo che, ormai cosciente del suo nuovo ruolo da centravanti d’area, lascerà più spazio ai compagni fino alla trequarti, per poi provare a risolverla da solo, o quasi. La sfida contro la Spagna non è stimolante solo per il prestigio dei rivali ma è anche l’occasione di dimostrare che anche con la maglia della sua nazionale nelle partite che contano lui c’è. La motivazione più grande, tuttavia, è quella di trovarsi di fronte a una serie di compagni di squadra. Tra tutti Sergio Ramos, capitano del Real Madrid che lo prenderà in consegna visto il suo impiego da centrattacco. La sfida tra i due sarà sia aerea sia terrena, in velocità e nello stretto, e non sarà ovattata come in allenamento. Capitano contro capitano, gli artefici principali della recente grandezza europea del Real saranno nemici per una notte. Senza esclusione di colpi.

Lopetegui, Piqué e la destabilizzazione

Quel che è certo è che sembra il momento più propizio per dare un colpo a una Spagna apparentemente vulnerabile. Dopo l’addio di Lopetegui, Gerard Piqué ha fatto il bello e il cattivo tempo in 24 ore. Prima con un tweet ricordando la squadra di Michigan del 1989, che vinse il titolo della NCAA dopo il licenziamento dell’allenatore Bill Frieder sostituito dal secondo Steve Fischer, che avrebbe poi portato la squadra alla vittoria. In seconda istanza, il centrale del Barcellona è stato complice della ridicola pantomima moderna montata da Antoine Griezmann per annunciare pubblicamente che rinunciava al Barcellona per restare all’Atletico Madrid. Questo perché il video (montato con calma e dovizia di particolari) era stato prodotto da un media di proprietà dello stesso giocatore del Barça, che in tal modo non solo ha messo alla gogna la sua squadra ma ha ricevuto una serie di critiche per lo show in questione. Tanto che il Barcellona sta valutando l’ipotesi di togliere la fascia da capitano al difensore spagnolo. Con queste premesse, è facile pensare che l’ambiente della Roja sia piuttosto destabilizzato, anche perché Piqué rappresenta una delle colonne portanti della squadra ora in mano a Fernando Hierro.

Se già di per sé un derby iberico è carico di enfasi, questa prima sfida mondiale promette bene da molto prima degli inni nazionali. E da essa potrà dipendere il futuro immediato delle due nazionali.