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brasile russia 2018

Alcune cicatrici non sbiadiscono, neanche col passare degli anni. Neanche nel paese più ottimista del mondo. In Brasile il dolore per il 7 a 1 subito quattro anni fa al Mineirao si è tramutato ormai in un’onta dalla quale neanche la selezione nazionale storicamente più forte riuscirà a liberarsi. L’unico modo per nascondere questa cicatrice è dunque quello di disegnarci su un tatuaggio speciale e fatto apposta. In Russia. Quest’estate. E con Neymar nei panni del tatuatore con l’inchiostro sufficiente a concretizzare l’opera tanto anelata, ma con l’incognita della tenuta fisica e soprattutto mentale nella lunga fatica che si profila all’orizzonte.

La Seleçao, che dall’arrivo di Tite in panchina due anni fa non ha praticamente più sbagliato, è oggi meno tecnica dei romantici anni ‘70 e ‘80, ma sicuramente più coriacea e cinica. La sua cavalcata trionfale nel maxi girone CONMEBOL, dove è terminato al primo posto, non soltanto ha cancellato i dubbi su una nazionale che sembrava aver perso la bussola nell’ultima Coppa America ma ha cambiato la situazione al 360 gradi. Il Brasile è adesso uno dei chiari favoriti alla vittoria in Russia, e se non è al primo posto secondo i pronostici, poco ci manca. Al tempo stesso, però, è probabilmente l’unica squadra con l’obbligo di vincere.

Neymar e i verdeoro, conquistare i Mondiali Russia 2018 per la gloria

Chi sente come nessun altro il peso della maglia verdeoro è Neymar Jr. L’attaccante del Paris Saint Germain è fermo ai box da febbraio e, dopo la sconfitta all’andata degli ottavi di Champions League con il Real Madrid, si è concentrato esclusivamente sul recupero in vista del mondiale. Con un solo match importante disputato in tutta la stagione, la vittoria per 3 a 0 sul Bayern Monaco a settembre, il numero 10 brasiliano ha vissuto un periodo ovattato nel quale è stato più al centro di speculazioni e polemiche sul suo futuro che in campo.

L’obiettivo del mondiale è per lui primario, anche perché sarebbe senso a un lasso di tempo fino ad ora asettico e alienato. Paradossalmente, Neymar arriva in Russia nelle migliori condizioni. Non rodato ma sicuramente riposato, porterà su di sé tutte le aspettative di una nazione desiderosa di una rivincita ma prima ancora di una vittoria che non arriva dal 2002. Dopo aver disputato tre finali di seguito dal 1994 al 2002, il Brasile ha vissuto un periodo di drammatico appannamento nelle seguenti edizioni dei mondiali. Adesso, però, non esistono più scuse.

Brasile, la quadratura giusta

Tite ha trovato la quadratura giusta, qualcosa di necessario per una squadra che può contare su talenti fiammanti come quelli di Alisson, Marquinhos, Marcelo, Casemiro, Willian e Gabriel Jesús, solo per citare alcuni dei compagni di merenda di Neymar, il portabandiera e capitano. Nel pieno della maturità fisica dei suoi 26 anni, l’ex del Barça deve dimostrare al modo intero di essere un vero condottiero. Non per vincere il Pallone d’oro, che sarebbe verosimilmente suo in caso di trionfo a Mosca il 15 luglio, ma per portare in cima al mondo il suo paese. Come hanno fatto in passato Romario, Ronaldo, Ronaldinho e Rivaldo, suoi precursori nel ruolo di deus ex machina di un paese che vive, respira e suda calcio. Ed è stanco di versare lacrime di dolore. Perché, come recita una nota canzone di Vinicius de Moraes “tristeza nao tem fim, felicidade sim”.