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Raymond Domenech
Raymond Domenech il ct della Francia che guardava le stelle

“Domenech non è un allenatore, è un selezionatore e basta” parola di Zinedine Zidane. “Credo che Raymond Domenech sia il peggior allenatore del calcio francese da Luigi XVI”, parola di Eric Cantona. Forse basterebbe questa frase per render conto della stima profonda del popolo francese verso l’ex tecnico dei galletti Raymond Domenech, alla guida della Francia dal 2004 al 2010, periodo in cui si è fatto conoscere in tutto il mondo per quello che è: un allenatore più unico che raro. Sarebbe però riduttivo limitarci al Domenech selezionatore, perché escluderebbe le sue molteplici sfaccettature che vanno dal bagarinaggio, fino all’astrologia, vera grande passione dell’allenatore di Lione.

Raymond Domenech, l’ex ct con un passato da calciatore

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Raymond Domenech nato a Lione il 24 gennaio del 1952, da padre spagnolo emigrato in Francia durante il regime di Franco, prima di sedersi sulla sua prima panchina ha avuto anche un passato da calciatore professionista, tra il 1970 e il 1988. Il giovane Raymond, che oltre al calcio aveva come passione l’astrologia, che lo ‘aiuterà’ molto nelle sue avventure in panchina, e il teatro, tanto da diventare anche attore per una compagnia francese chiamata Trimaran, ha giocato con discreto successo come difensore nella fila di Lione, Strasburgo, Paris St Germain, Bordeaux e Mulhouse, vincendo complessivamente due campionati (Strasburgo 1978/79 e Bordeaux 1983/84) ed una coppa di Francia (Lione 1972/73). Per otto volte ha lui stesso indossato la maglia della nazionale che guiderà in futuro. Infine concluse la sua carriera da calciatore nelle file del Mulhouse dove avvenne il primo avvicinamento alla panchina. Il tecnico francese iniziò la sua mirabolante carriera di allenatore alla guida del piccolo Mulhouse dal 1985 al 1988, prima di approdare all’Olympique Lyon nel 1989, dove ottenne il suo più ‘grande successo’ in carriera: la promozione in Ligue 1 del glorioso club di Lione. Dopo un quinquennio avaro di grandi soddisfazioni, nel 1993 lasciò definitivamente la guida di un club, per iniziare la sua carriera da selezionatore, dapprima nella Francia under 21 che non lascerà fino al 2004. In 11 lunghissimi anni alla guida dei giovani francesi, solamente in un’occasione, all’Europeo di categoria del 2002, andò vicino alla conquista del titolo, strappatogli dalla Repubblica Ceca in finale ai calci di rigore per 3-1 dopo il quarto posto del 1994 ed il terzo del 1996.

 

Il ‘secondo lavoro’ di Domenech: Raymond versione bagarino

Domenech, proprio negli anni del suo approdo nella federazione francese, si rese protagonista di un episodio curioso e spiacevole per la sua immagine. Era l’estate dei Mondiali di USA 1994 e la Francia in America non era presente: non si era qualificata. Furono spediti solo tre osservatori col compito di guardare, prendere appunti e fare rapporto ai vertici. Tra questi c’era lui, che qualche settimana prima, come detto, aveva portato i suoi ragazzi alle semifinali europee perdute contro l’Italia di Maldini ai rigori a Montpellier. Il 23 giugno 1994 Raymond Domenech era a Boston per assistere a Corea del Sud-Bolivia. Dalla Francia gli comunicarono che quella partita poteva anche risparmiarsela, siccome non c’era nulla di interessante da visionare. Ma Domenech allo stadio ‘Foxboro’ ci andò ugualmente, rimanendo fuori ad arrotondare lo stipendio facendo il bagarino. Si mise con i suoi due biglietti in mano per cercare di venderli. Gli si avvicinarono due tipi in cerca di biglietti: “Sono due tagliandi di tribuna centrale, ve li vendo alla metà del prezzo”. Pochi secondi dopo Domenech è in manette: quei due erano poliziotti in borghese, che lo portarono dritto alla centrale, e lo rinchiusero in cella per una notte. Fu interrogato e processato da una corte del Massachusetts: 500 dollari di cauzione per riavere la libertà. Il giorno dopo volò a Detroit per Svezia-Russia e lì, lontano dai giudici e dai poliziotti di Boston, disse: “E’ tutto un assurdo equivoco, perché prima di partire la mia federazione mi aveva detto che avrei potuto vendere i biglietti che non avrei utilizzato”. Così fu questa la prima grande macchia, che contribuì a far diventare Domenech l’allenatore francese più odiato al mondo.

Raymond Domenech: l’astrologo francese

Dopo gli 11 anni alla guida della Francia under 21, fu promosso sulla panchina della nazionale maggiore, in seguito all’eliminazione dei galletti, all’epoca guidati da Jacques Santini ad Euro 2004 per mano della Grecia. Da qui in poi iniziò un autentico show dell’allenatore francese, che guidato da una fame insaziabile di ‘vittorie’, da manie di grandezza e dalla sua fida astrologia, litigò con giornalisti di mezzo mondo e con quasi tutti i suoi calciatori, pronti a voltargli le spalle. Domenech ha però una strategia infallibile per ottenere vittorie, infatti a differenza di altri tecnici, che ad esempio guardano e riguardano le partite degli avversari fino allo sfinimento, si affidano alla boccetta di acqua santa, prendono appunti ossessivamente o addirittura osservano le partite in maniche di camicia anche quando il termometro segna 0°, lui studia l’universo e i suoi astri. Legge l’oroscopo dei suoi giocatori e decide se è il caso che giochino oppure no. Perché per Domenech non c’è nessun’altra scienza se non l’astrologia. Per alzare al cielo un trofeo basta quindi giocare con i calciatori dei segni giusti: “Se butta male, metto due scorpioni in campo nello stesso momento. Possono vincere una partita da soli”. Guai, però, a schierare un leone in difesa: “Prima o poi avrà voglia di provare qualcosa di difficile”. Iniziò così nel 2004 la sua avventura con la Francia che trovò l’apice (o quasi) del successo ai Mondiali tedeschi del 2006, che pure erano iniziati con qualche stento nella fase a gironi, superata per il rotto della cuffia all’ultima gara contro il Togo. Seguendo la sua astrologia, da questo momento, dopo 26 match, riuscì a schierare per 3 gare consecutive la stessa formazione permettendogli di superare Spagna, Brasile e Portogallo, prima di incappare nell’Italia, e in quel Trezeguet di segno bilancia, che evidentemente gli era in opposizione. Il confine tra trionfo e disastro è però spesso molto sottile, e così dopo una qualificazione piena di stenti i ‘blues’ di Domenech uscirono malamente alla fase a gironi agli Europei del 2008, dove non collezionarono neanche una vittoria. La strada di qualificazione a Sudafrica 2010 fu ancora più tortuosa, e fu decisa solamente dal celebre fallo di mano di Gallas nello spareggio contro l’Irlanda. Nulla in confronto a quanto accadde in piena competizione, quando dopo la seconda gara del girone persa per 2-0 contro il Messico, scoppiò il caso che coinvolse proprio il tecnico e due calciatori: Anelka ed Evra. L’attaccante, all’epoca del Chelsea, fu cacciato dal ritiro francese e rispedito a casa, reo di aver insultato pesantemente Domenech nell’intervallo di quella gara. Evra, dal canto suo si scagliò contro una presunta spia interna al gruppo che aveva lo scopo di destabilizzare la già fragile Francia, schierandosi di fatto con il compagno escluso. Il Mondiale si concluse come peggio non si poteva dopo la sconfitta contro il Sudafrica, con 1 solo punto conquistato. Dopo la competizione Raymond Domenech, fu sostituito da Laurent Blanc.

Il palmares di Domenech

Così il genio incompreso di Lione, non allena da 8 anni, sguazzando in quella che probabilmente è una sorta di prigione dorata, dato il suo contratto unico di allenatore a tempo indeterminato, culminato con il reintegro in federazione nel 2013, motivo per il quale ha rifiutato altre proposte, ed è rimasto incollato alla sua poltrona ‘blues’ per 6 anni prima di essere sostituito. Fino ad ora Domenech potrà mostrare ai figli la sua ricchissima bacheca da allenatore, composta da: 1 promozione in Ligue 1 con il Lione, 3 piazzamenti under 21 e un secondo posto con la nazionale maggiore a Germania 2006. Tanta roba per il Paolo Fox d’oltralpe che a distanza di anni  nel suo nuovo libro “Tout Seul”, descrive i suoi ex giocatori della nazionale come “un gruppo di imbecilli“.