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Napoli Gaucci
Napoli Gaucci

Dieci vittorie, ventisei pareggi e dieci sconfitte. L’ultimo Napoli che fu, tredicesimo in un campionato di serie B anomalo, con ventiquattro squadre ai nastri di partenza, passato da Agostinelli a Simoni. Il Presidente è Toto Naldi, lo stesso che a fine stagione consegnerà i libri contabili in tribunale, avviando di fatto la procedura per il fallimento, dopo 78 anni di storia, della vecchia società sportiva: “Non avevo altri milioni, la città mi ha abbandonato”. Dimissioni irrevocabili, dopo due anni e un giorno di Presidenza. È l’inizio della fine, l’avvio di un circo mediatico animato da colpi di scena in serie, uno dietro l’altro. Il 22 giugno 2004 comincia ufficialmente la strada che condurrà alla rinascita del nuovo sodalizio ideato e costruito da Aurelio De Laurentiis, uscito allo scoperto molto tardi, non prima di aver assistito da spettatore interessato a tutte le ipotesi per il futuro della squadra, alcune bizzarre e poco credibili.

Il Napoli di Luciano Gaucci, la storia della squadra fantasma

Napoli Gaucci (Fonte: youtube.com)

Prima tappa il 26 luglio, servono garanzie bancarie per rispettare i parametri della Coavisoc relativi all’iscrizione. L’atto d’amore degli imprenditori napoletani da Aponte a Punzo, si conclude in un nulla di fatto: perché sobbarcarsi i debiti di una società destinata a sciogliersi di lì a poco? Il vuoto lasciato dall’intellighenzia partenopea apre le porte a Luciano Gaucci, l’unico disposto a non aspettare il fuoco nemico prima di raccogliere dalle ceneri una società pulita e sgravata da pendenze economiche. Tutti sul guado del fiume ad aspettare gli eventi per accaparrarsi la gallina dalle uova d’oro, ingabbiata nel pollaio della serie C ma non per questo meno attraente. L’ex Presidente del Perugia è l’unico, in un clima esasperato, reso ancor più torbido dalle inevitabili tensioni sociale aizzate dalla piazza, a parlare di serie B e dunque di salvezza del titolo sportivo. Mette sul piatto 46 milioni di euro: cinque milioni l’anno per il primo lustro e poi una maxi rata finale da 21 milioni. Una strategia che gli vale, praticamente di diritto, l’appoggio incondizionato dei tifosi e della curatela fallimentare che avrebbe così modo di liquidare gli innumerevoli creditori.

L’orgoglio di Napoli

Il ventisei luglio nasce idealmente il nuovo progetto, annunciato durante la serata dell’orgoglio partenopeo, organizzato alla stadio San Paolo dai sostenitori del Napoli. Sfilano comici, artisti, ex calciatori con il tricolore sul petto. Mancano le istituzioni locali ma c’è Luciano Gaucci, il Presidente in pectore di una squadra che non esiste. Fuoco, fiamme, applausi e sprazzi di felicità. Sul palco di fortuna sale anche Angelo Gregucci, neo allenatore del club, capace di superare in volata Serse Cosmi che in realtà non se l’era sentita di lanciarsi, senza garanzie, in un’avventura tanto rischiosa. E’ una goccia nell’oceano della burocrazia che condanna il Napoli (in via praticamente definitiva) il giorno successivo. Il consiglio federale della FIGC, in ossequio al parere negativo espresso dalla Covisoc (confermato in appello dalla Coavisoc) sbarra le porte del campionato cadetto al Napoli di Gaucci. Big Luciano non si arrende, presenta un nuovo ricorso al tar del Lazio ma nel frattempo scende in campo la politica campana e non solo: c’è la possibilità di aderire al Lodo Petrucci (dal nome dell’ideatore) che consentirebbe alla futura società di ripartire dalla C1, limitando i nefasti effetti del fallimento, almeno sul piano sportivo.

Napoli, le alternative a Gaucci

Cominciano a circolare i primi nomi, si fanno avanti Pierpaolo Marino e Giampaolo Pozzo ma non sono i soli: manifesta interesse Paolo De Luca, all’epoca Presidente del Siena e c’è anche Luis Vinicio, esponente della cosiddetta lega azzurra e promotore di una gestione votata all’azionariato popolare. Si muove anche Luciano Moggi, attraverso la famiglia Negri “amica” dell’ex dg della Juventus. E’ un calvario di nomi e di proposte, da consegnare al sindaco Iervolino la sera del 28 luglio. La pole è proprio di De Luca, avversato da Gaucci: “E’ un avvoltoio, vuole speculare su un cadavere. Sono l’unico a pretendere la serie B”. La strategia proposta da Big Luciano si fonda sul fitto del ramo d’azienda, un escamotage giuridico che consentirebbe di salvaguardare il titolo sportivo e la categoria acquisita. Il ricorso al Tar presentato dal “Presidente senza poteri” viene respinto ma Gaucci, mai domo, dà l’assalto al Consiglio di stato che si dichiarerà incompetente.

Il fallimento della SSC Napoli

Il tre agosto è un giorno destinato a restare a lungo nella memoria dei tifosi del Napoli: la settima sezione del tribunale di Napoli certifica ufficialmente il fallimento. Il sogno della B comincia a svanire mentre resta poco tempo per aderire al lodo Petrucci. Nel frattempo Gaucci annuncia (in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato) di voler aderire (eventualmente) al lodo e nel frattempo organizza il ritiro di Tarvisio. Circolano i primi nomi: da Perugia arriva Kalac, c’è l’ex Lazio Concetti, il difensore Bolic e gli ultimi superstiti del vecchio Napoli come Sesa, Montezine, Marcolin, Bernini, Floro Flores, Montervino e Montesanto (gli ultimi due entreranno a far parte del nuovo sodalizio di De Laurentiis). Il tribunale, in barba ai pronunciamenti della FIGC, annuncia di aver ceduto il Napoli a Gaucci per quarantasei milioni di euro ma Carraro e Petrucci, alcune ore dopo, ribadiscono che il Napoli calcio non c’è più e che l’univa alternativa alla scomparsa definitiva è la C1. E’ l’inizio di una guerra tra la federazione e il tribunale che boccia, con una sentenza favorevole a Gaucci, il lodo Petrucci. Giorni di impasse e di incertezza, la FIGC di Carraro congela di fatto il lodo (per consentire una via d’uscita al Napoli) che il 12 agosto non compare nei calendari stilati dalla Lega. C’è una triste X, inserita nel girone B di serie C1.

Il Napoli in ritiro

Il 18 agosto quel che resta del Napoli si raduna ad Abbadia San Salvatore. Per la settimana successiva viene programmata un’amichevole al San Paolo con la nazionale libica (poi saltata). Nel frattempo la squadra prende forma, anche grazie all’iniziativa di Guido Angelozzi, nominato direttore sportivo. Dagli svizzeri del Wil arriva il terzino sinistro Balmer, dal Portogallo sbarca un ragazzo di 1.65 per 80 Kg, è Tony Vidigal, fratello del più popolare Luis. Il colpo da novanta è l’uruguaiano Adorno, sbarcato a Capodichino senza la valigia, finita chissà dove. C’è il Napoli in campo ma la partita più importante si gioca a colpi di carte bollate. Il 20 agosto c’è il sorpasso di Pozzo, pronto a staccare un assegno da 23 milioni per ripartire dalla C e il giorno seguente il Napoli scende sul terreno di gioco per un’amichevole con l’Amiata, disputata dinanzi a 500 spettatori. Finisce 7 a 2 per la squadra di Gregucci, schierata in campo con il 4-4-2: Concetti, Montervino, M. Stendardo, Bolic, Balmer; Bernini, Montesanto, Marcolin, Schettino; Sesa, Esposito.

L’ascesa di Aurelio De Laurentiis

Il 24 agosto, con un colpo di teatro, scende in campo De Laurentiis: 25 milioni in caso di serie C, quarantasette (dunque uno in più di Gaucci) in caso di serie B. Il Napoli continua a vincere in amichevole, incanta l’estroso Adorno, autore di una quaterna nel 17 a 1 rifilato in gara amichevole al Fiumicino Passano le ore e i giorni, il 29 agosto Pozzo si ritira dalla corsa: “Non c’è più tempo per allestire una squadra competitiva”. Resta di fatto solo Gaucci, non ci sono più alternative credibili e nel vuoto lasciato incustodito si inserisce sempre più prepotentemente il futuro Presidente De Laurentiis.

Nasce il Napoli di Aurelio De Laurentiis

Il 31 agosto il tribunale di Napoli, attraverso il provvedimento emanato dal giudice Mungo, trasferisce la controversia tra la Napoli Sportiva di Luciano Gaucci e la FIGC al Tar del Lazio, annullando di fatto ogni possibilità di iscrivere la squadra alla B. Scontri in città, mentre De Laurentiis raggiunge Napoli in motoscafo per presentare moneta sonante, utile a rilevare il club fantasma, in attesa del pronunciamento del Tar, fissato per il sei settembre: “Se i giudici della fallimentare mi dicono che il Napoli è mio, eccomi. Ho presentato tutte le garanzie. Altrimenti, ringrazio e ciao a tutti”. Il 2 settembre viene formalizzato l’accordo tra il tribunale e la FIGC per far ripartire il Napoli dalla terza serie. Gaucci si defila: “Io voglio la B, De Laurentiis, la C1, ognuno va per la sua strada”. Il sei settembre la sentenza del Tar non ha più ragione di esistere: per 31 milioni e 250mila euro, Aurelio De Laurentiis fonda la Napoli Soccer e riparte dalla C1. Ottiene due settimane di proroga per il mercato e annuncia: “Prometto un calcio divertente, come i miei film”. Dopo 13 anni la pellicola (al contrario dei cine-panettoni) continua a funzionare.