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cristian zaccardo

Buffon, De Rossi, Gilardino, Zaccardo. Si contano sulle dita di una mano gli eroi di Berlino che ancora calcano un terreno da gioco. Degli altri c’è chi sta in giacca e cravatta in tribuna, chi da allenatore su una panchina, chi in giro per il mondo. Pronto a rimettersi in gioco, di nuovo, è invece Cristian Zaccardo: “Penso di poter ancora giocare un paio di anni, basta solo trovare la dimensione giusta”. L’aveva trovata, per un paio di mesi, a Malta, dopo aver vestito le maglie, tra le altre, di Milan e Parma, Wolfsburg e Palermo, Bologna e Vicenza. E dopo aver alzato al cielo la coppa più bella e importante di tutte nel 2006. “Rifarei quell’autogol per rivivere un successo simile”. Non capita tutti i giorni di parlare di Mondiali con un campione del mondo, noi lo abbiamo fatto.

Partiamo da questi Mondiali, impressioni e delusioni di Russia 2018?

Sono rimasto veramente colpito da Kylian Mbappè, ha una velocità impressionante, può crescere tantissimo. La delusione è invece la Germania: dopo tanto tempo non sono più riusciti a giocare con i loro valori di sempre. E lo hanno pagato con l’eliminazione.

Fuori Messi, Neymar e Cristiano Ronaldo, fuori la Spagna del Tiki Taka. Singoli forti o collettivo? Da Campione del Mondo quale sceglie?

Per noi, nel 2006, la vera forza è stata il gruppo, il collettivo. L’Argentina e il Portogallo hanno dimostrato come da solo un giocatore non possa vincere, c’è bisogno di tutti per raggiungere l’obiettivo, dal primo all’ultimo dei convocati. Tutti possono e devono dare il loro contributo.

Tutti si ricordano di Zaccardo e dell’autogol contro gli USA in Germania, pochi si ricordano invece che sei tra gli ultimi a vincere, con l’Under21, il campionato Europeo.

cristian zaccardo mondiali

Dei Mondiali del 2006 io porto dentro altre cose. L’esordio a livello personale, contro il Ghana, al fianco di Nesta, Cannavaro e Grosso, la vittoria, pazzesca, contro la Germania, la sensazione di toccare la coppa e alzarla al cielo. Insomma, qualcosina di più dell’autogol. Anche del 2004 ho ricordi bellissimi. C’era Gilardino che sembrava posseduto, in quel momento ogni pallone che toccava era gol. Insieme a lui ricordo la grande impressione che faceva De Rossi, si vedeva che era un predestinato.

Oggi come ti sembra il ricambio generazionale degli Azzurri?

Sicuramente giovani di qualità ci sono, ragazzi forti e protagonisti nei loro club. Il problema è che hanno già adesso stipendi molto alti. Noi ci abbiamo messo più tempo a guadagnare così…

In questi pazzi Mondiali è stato eliminato anche Neymar, talento e sceneggiate. Da difensore, come si marca un attaccante così?

Neymar è veramente molto forte. Si deve marcare standogli il più vicino possibile, rimanendogli attaccato, perché se ti punta ti salta tre volte su quattro. Dal punto di vista comportamentale non deve perdersi in cavolate, deve concentrarsi solo sul calcio giocato. La testa e le motivazioni sono la base per cercare di vincere.

La forza del Brasile sembrava essere proprio la difesa, ma si è dovuto arrendere al Belgio di Hazard. La retroguardia di Tite aveva Thiago Silva e Miranda, Alisson e Marquinho. Tutta gente che studia, o ha studiato, in Italia.

Sicuramente la Serie A ha una grande tradizione di difensori, di attenzione alla tattica. I verdeoro hanno avuto, fino a ieri, la miglior difesa del Mondiale. Si dice che per vincere i campionati non bisogna prendere gol…

Lo scorso anno la tua scelta di rimettersi in gioco, tramite annuncio su Linkedin, nel campionato maltese ha scatenato tante reazioni e complimenti. Che è esperienza è stata quella di Malta?

Sicuramente è stata un’avventura interessante e positiva. Avrei voluto continuare il progetto di promozione calcistica sull’isola, ma col presidente dell’Hamrun Spartans non è stato possibile per diversi motivi.

Dell’Italia del 2006 molti sono allenatori, dirigenti, pochi ancora calciatori. Dove si vede Zaccardo in futuro?

Mi piacerebbe gestire la parte tecnica di una società. A Malta avrei voluto fare questo e dimostrare che è possibile vincere anche senza i milioni, spendendo meno degli altri. In programma per il futuro c’è il corso per diventare Direttore Sportivo, così da aggiungerlo al patentino da allenatore. Poi si vedrà, anche perché per un anno o due posso continuare a giocare, basta trovare la giusta dimensione…

di Lamberto Rinaldi