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croazia inghilterra

Francia-Belgio da una parte, Croazia-Inghilterra dall’altra. Non è propriamente il quartetto che ci aspettavamo tre settimane fa, però alzi la mano chi pensa che non siano arrivate in fondo le quattro migliori squadre viste in questo Campionato del Mondo. E ora, tutte e quattro hanno più o meno le stesse chances di vincere.

Credere all’Inghilterra a questo punto diventa un dovere, perché si tratta di una squadra costruita per il “domani” che ha fortemente voluto trovare i mezzi per regalarsi un “adesso”.

È giusto dare il merito alla Football Association di aver varato il processo di restauro del calcio nazionale nel modo migliore possibile, però è ancor più doveroso ribadire all’infinito come questo sia soprattutto il capolavoro di Gareth Southgate, perché forse ci si scorda che l’uomo designato per preparare il Mondiale di Russia era Sam Allardyce, un monumento all’arretratezza che – per fortuna degli inglesi – è riuscito nell’impresa di farsi fuori da solo in men che non si dica.

Il suo rimpiazzo, che ha dovuto passare attraverso un lungo interimato e che probabilmente ha ottenuto questa possibilità solo perché inizialmente si vedeva questo biennio solo come una tappa di sviluppo, ha avuto l’enorme capacità di operare immediatamente un cambio di aria del quale la vecchia tradizione inglese aveva un bisogno disperato.

Lo ha fatto mettendo in cantina molti dogmi del passato e traendo le migliori ispirazioni dalle correnti filosofiche straniere, perché vedere l’Inghilterra che costruisce il gioco dal portiere invece che lanciare lungo può sembrare sacrilego a qualche purista, ma è semplicemente qualcosa di irrinunciabile per fare strada nel calcio di oggi. Un sistema che ha portato dinamiche innovative senza però intaccare la mentalità inglese: Southgate non ha propriamente rivoluzionato i Tre Leoni, li ha sviluppati, modernizzati ed enormemente migliorati.

La modernizzazione di Southgate e la gioventù dell’Inghilterra

Svezia-Inghilterra cronaca e tabellino
Svezia-Inghilterra (Twitter @SpursOfficial)

I due gol che li hanno portati in semifinale, piegando una Svezia che da questo Mondiale torna a casa con una valigia piena di rispetto per tutti gli affrettati giudizi che ha saputo confutare, possono essere una fotografia di questo concetto: entrambi di testa, quindi in linea con la storia del football britannico, però costruiti più sull’organizzazione che non sulla forza e la volontà, perché il primo è stato un altro calcio d’angolo letale eseguito dalla Nazionale più forte al mondo sulle palle inattive a favore, l’altro la perfetta espressione di un meccanismo che prevede una conoscenza profonda dei movimenti da fare e un sincronismo estremamente oliato fra tecnica e tattica.

E qui arrivano i meriti dei giocatori: giovani e per questo liberi da certe zavorre del passato (potrebbe non essere un caso che sia stato proprio questo gruppo nuovo a rompere l’atavica maledizione dei rigori), però allo stesso tempo anche radicati nel tipo di calcio che rende la Premier League il campionato più apprezzato dai calciofili di tutto il pianeta.

L’astuto e tecnico Lingard, il coraggioso e reattivo Maguire, Pickford determinante sia con le mani che con i piedi, il capitano Kane che sa essere allo stesso tempo stella e gregario: tutti esempi di una trasformazione realizzata da Southgate in tempi molto più brevi del previsto. E ora si iscrive definitivamente al partito anche Dele Alli, che dopo aver passato un paio d’anni ad incantare molto nel club e un po’ meno in Nazionale ha finalmente trovato – nel momento migliore possibile – un timbro che potrebbe farlo decollare definitivamente. Manca solo l’acuto di Sterling: dovesse riuscire anche lui a sbloccarsi, allora il football potrebbe prendere veramente la strada di casa.

Dovrà farlo però immediatamente, perché adesso arriva una Croazia che ha le caratteristiche giuste per dimostrare se questa Inghilterra è davvero matura per poter già sognare la gloria.

Il ritorno della Croazia in semifinale

La Nazionale di Dalic, di nuovo in semifinale a vent’anni di distanza dal sogno vissuto in Francia e poi spezzato dalla notte più gloriosa della carriera di Lilian Thuram, sembra avere dalla propria parte delle stelle propizie (intese come Modric, Rakitic e Mandzukic, veri e propri top player conclamati, ma anche in senso astrologico…), soprattutto è ormai da incoronare come la squadra con il miglior possesso palla di questo Mondiale.

La Croazia è quello che avrebbe dovuto essere e che invece non è stata la Spagna: ipnotizza con il suo palleggio, verticalizza quando deve farlo e – seppur con qualche inevitabile concessione – trova sempre la via per girare la partita dalla propria parte.

Quello che deve spaventare maggiormente l’Inghilterra, è che i croati sono abilissimi a muovere la difesa avversaria per costruire il gioco fra le linee e aprire falle nei corridoi intermedi. E la trequarti difensiva appare come il principale punto debole della banda di Southgate, perché Henderson non riesce mai a convincere fino in fondo, in più sarà con ogni probabilità Kyle Walker – che non è un difensore puro e si vede – a doversi occupare di chiudere gli spazi per i movimenti ad aprirsi di Mandzukic e le puntate di Perisic. Un bel problema, per il quale Southgate dovrà trovare una soluzione.

Dall’altra parte, il collega Dalic dovrà trovare il modo di rimettere in condizione una squadra che si ritrova reduce da un’altra battaglia campale durata centoventi minuti più la tensione dei calci di rigore, perché non c’è stato altro modo per buttare fuori una Russia partita senza credito, per la quale si pensava solo che ci sarebbero state delle “spintarelle”, e che invece ha fatto sognare il suo popolo grazie all’ottima organizzazione difensiva e agli sprazzi di talento regalato in primis da un Cherishev che si spera abbia finalmente trovato il modo di stapparsi e di tradurre in cose concrete (e bellissime) tutto il potenziale che ha sempre lasciato intravedere, ma che non aveva mai dimostrato a pieno prima d’ora.

Però la Russia, ormai, è storia. Adesso ci aspettano due semifinali equilibratissime e potenzialmente spettacolari. Ora più che mai, la differenza la faranno i dettagli. Francia, Belgio, Inghilterra e Croazia: sono rimaste loro e lo hanno pienamente meritato. E adesso ci regaleranno l’epilogo degno di un Mondiale spettacolare.