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Edinson Cavani consola Luis Suarez dopo la sconfitta dell'Uruguay con la Francia. Fonte - Bdnews24.com

L’abbraccio tra Edinson Cavani e Luis Suarez dopo il triplice fischio dell’arbitro argentino Pitana esprime il sentimento di una nazione intera, fuori dal Mondiale dopo aver accarezzato l’idea di riportare la Coppa del Mondo a Montevideo a distanza di 78 anni dalla storica affermazione in Brasile. E nel giorno del celebre Maracanazo. Proprio loro, i due fuoriclasse nati a distanza di venti giorni l’uno dall’altro (entrambi a Salto nel 1987) che hanno caratterizzato gli ultimi anni dell’Uruguay, dal terzo posto conquistato in Sudafrica nel 2010, al successo nella Coppa America 2011, fino ad arrivare all’ultimo sussulto d’orgoglio nel cupo pomeriggio di Novgorod.

Uruguay, le ragioni di una sconfitta annunciata

Una delle generazioni più forti e vincenti degli ultimi decenni dice addio alla possibilità di realizzare il sogno di un piccolo paese incastonato tra Brasile e Argentina. E nonostante ciò, capace di scrivere pagine memorabili nella storia di questo sport, a dispetto del suo esiguo numero di abitanti (circa 3,3 milioni). Eppure si ha avuto l’impressione che con Cavani regolarmente in campo sarebbe potuta essere tutta un’altra storia, dopo la splendida doppietta del Matador negli ottavi contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Cristhian Stuani, beffato per altro da Varane nell’azione del vantaggio transalpino, com’era prevedibile non si è dimostrato all’altezza della situazione, anche se ha ci ha messo la corsa ed il sacrificio possibili. La solitudine di Suarez – per la verità abbastanza sottotono al netto di qualche fiammata delle sue – è stata l’emblema della resa di una squadra colpita in una di quelle situazioni sulla carta più favorevoli, quelle su palla inattiva. La superlativa parata di Lloris su Caceres e l’errore di Muslera su Griezmann hanno poi definitivamente indirizzato la gara, vinta con merito da una Francia sempre più convincente.

Tabarez a testa alta: “Ci siamo fatti valere”

Lacrime ed orgoglio, come nella tradizione del popolo uruguaiano, aggrappato alla figura quasi mitologica del Maestro Oscar Washington Tabarez (al suo quarto Mondiale da commissario tecnico) artefice dei successi e delle conquiste di un movimento calcistico che ha avuto il coraggio e la forza di rimettersi in discussione ispirandosi tra le altre cose proprio al modello francese. Ora l’Uruguay dovrà fare lo stesso anche stavolta, come ribadito dal settantunenne ex allenatore di Cagliari e Milan nell’immediato post partita. “Siamo tristi, dispiaciuti, ma dobbiamo rialzarci. Molti paesi del calcio d’elite hanno lasciato il Mondiale prima di noi. Non bisogna drammatizzare troppo, questa è la nostra realtà. Il nostro sogno è svanito, ma il fatto che il torneo sia finito non significa che non possiamo far bene in Coppa America. Abbiamo nuovi obiettivi che cercheremo di realizzare”.

Il nuovo corso della Celeste

Molti dei giocatori simbolo del gruppo sembrano arrivati al capolinea, ma è probabile che almeno fino alla prossima estate continuino a vestire la maglia della Celeste per accompagnare i più giovani nel percorso intrapreso in questo nuovo corso. Non soltanto gioco maschio e garra charrua, l’Uruguay visto in Russia ha dimostrato di aver cambiato direzione, affidandosi anche alla tecnica dei vari Torreira, Bentancur e Nandez per innescare il micidiale duo d’attacco Suarez-Cavani. Molto simile per idee e tradizione al calcio proposto da Diego Simeone con l’Atletico Madrid. Non a caso la squadra in cui militano Godin e Gimenez. Il gioco è la componente dalla quale ripartire in vista del futuro. Nessun limite alla provvidenza, cultura del lavoro, senso di appartenenza, testa alta e petto in fuori. La contemporanea eliminazione delle ultime due nazionali sudamericane rimaste in corsa per il titolo (Uruguay e Brasile, ndr) impone attente riflessioni ma racconta scenari differenti. Lo sanno bene a Montevideo, dove una sconfitta resta sempre e comunque tale senza cancellare tutto ciò che di buono è stato fatto per arrivare a giocarsi nuovamente un posto nell’olimpo del calcio mondiale.