SHARE

Il rigore sbagliato da Nono nel marzo caliente dei Gran Derbi di Europa League del 2014 è un’immagine che al Benito Villamarin non hanno cancellato facilmente. Il Real Betis Balompiè è la squadra più antica di Siviglia, con un impianto prima vecchio e adesso avveniristico e una tifoseria che ovunque suscita rispetto e venerazione. Ma se il campo negli ultimi anni aveva fatto sì che il mondo e la Spagna diffidassero dalla buona volontà tecnica del Betis, adesso, dopo quattro stagioni, finalmente a Siviglia si è compiuto il miracolo. Quique Setièn ha portato Joaquin e compagni ad un sesto posto che sarà Europa. A Siviglia il Betis si è ripreso l’egemonia di club cittadino, il primo, dopo che per quattro lunghe stagioni i Verdiblancos erano stati succubi dell’egemonia tecnica e di classifica del Siviglia, noto in tutto il mondo per essere la “squadra dell’Europa League”. Eppure questa stagione ha detto il contrario e il Betis Balompiè è tornato e lo ha fatto nel modo migliore, davanti al Siviglia.

Betis Siviglia, protagonisti e rivelazionimarc bartra betis

Il Betis di Setièn è stata una squadra che ha saputo ripartire dopo l’ingente cessione di Dani Ceballos al Real Madrid e la partenza dopo tre anni di Cristiano Piccini in direzione Lisbona. In questa stagione si è affidato alle gesta di Ryan Boubedouz, arrivato dopo gli 11 gol col Montpellier nella scorsa stagione, a una vecchia conoscenza del campionato italiano quale Cristian Tello, ma soprattutto alle qualità di un top player inaspettato, Marc Bartra. Dopo due anni di Signal Iduna Park, è tornato in Spagna scegliendo il Betis. Il posizionamento di Bartra al centro della difesa insieme alla rivelazione della scorsa Liga Zouhair Feddal (visto anche in Italia con Siena e Parma) e del nazionale algerino Aissa Mandi hanno costruito un solido blocco arretrato, in cui si sono evidenziati anche l’ottimo Durmisi e Jordi Amat. L’ex Swansea viene da uno dei contesti più iberici della Premier League, ovvero quello gallese, e dopo un buon minutaggio in Inghilterra è arrivato in prestito al Benito Villamarin. Oltre a un ritorno in Liga in grande stile di Javi Garcia, la grande stagione del Betis ha inaugurato il sodalizio della piazza con un altro non più giovanissimo, il trentunenne Andrès Guardado. I due centrocampisti hanno messo insieme rispettivamente 33 e 30 presenze complessive, instaurandosi come pilastri del sempre corposo centrocampo biancoverde. Al Benito Villamarin si è messo in mostra anche il ventiduenne Fabìan Ruiz, erede in tutto e per tutto di Dani Ceballos. Tornato a casa dopo il prestito al Leganes, Ruiz è considerato uno dei migliori talenti della scorsa Liga, un giocatore muscoloso e tenace ma con un mancino da pittore e un’ottima visione di gioco. Infine è definitivamente esploso Antonio Sarabia, sette reti messe a segno per un totale di sedici presenze. Eppure la stagione del Tanque è stata piuttosto sfortunata se si considera il drammatico infortunio al ginocchio che lo ha messo K.O. per ben diciannove partite. La sua rapacità e un visibile upgrade fisico (3 gol di testa su sette) lo hanno reso uno dei prospetti più interessanti del Real Betis di Setièn, che ha creduto in lui concedendo all’ex Roma un discreto minutaggio. La sensazione è che senza quell’infortunio Sanabria avrebbe potuto raggiungere picchi ben più elevati nella splendida stagione del Betis.

Betis Siviglia, l’impresa di Setièn e l’orgoglio dei tifosi

Nonostante questi intoppi, i sessanta punti e il sesto posto raggiunto sono un risultato ragguardevole per il club biancoverde di Siviglia. Con un valore della rosapari a circa 116 milioni di euro (fonte Transfermarkt), il Betis ha fatto meglio di formazioni attrezzatissime come il Siviglia (278 milioni) e ad un solo punto dal Villarreal (192 milioni). A guidare una formazione dall’età media di 27,7 c’è stato un navigatore da poco immerso nelle acque del campionato spagnolo. Si tratta dell’ex Las Palmas Quique Setièn, cinquantanove anni, che dopo l’esperienza fortunata alle Canarie è stato scelto dal Betis come tecnico per la nuova stagione. Un allenatore eclettico senza un modulo statico che ha iniziato il campionato con un malleabile 4-3-3 fino a spaziare con il 4-1-4-1 (marchio di fabbrica) e il 3-5-2. I  mesi di ottobre e novembre sono stati piuttosto sperimentali per Setièn e la sua rosa, che insieme hanno tastato il proprio livello tecnico e la buona volontà dei vari moduli. La squadra aveva collezionato un periodo nero di nove punti in undici partite nel segmento di tempo che va dalla roboante vittoria per 4-0 sul Levante all’epico 3-5 in casa del Siviglia. Con l’allenatore di Santander il Betis è salito a quota 58 reti segnate e un buon ritmo di gol segnati a partita (1,5), dati che certificano una squadra volubile, frizzante e dai tratti imprevedibili e altalenanti. Il Betis è passato a vincere al Bernabeu contro il Real Madrid alla sconfitta pesante sul campo dell’Eibar (5-0) poi il Gran Derbi vinto 3-5 e la manita del Barcellona a gennaio.

Nell’orgoglio dei tifosi e della dirigenza c’è però soprattutto la capacità di essere tornati davanti ai rivali del Siviglia. Tutto questo è il frutto di una lineare organizzazione del club. Il sesto posto è il coronamento di una grande operazione strategica volta a emancipare ancora di più il blasone di un club storico come il Real Betis. Oggi può contare anche su un ristrutturato Benito Villamarin, passato da una capienza di 51700 agli oltre 61000 spettatori. Si tratta del quinto impianto più grande di Spagna. Le cessioni non hanno fermato il Real Betis Balompiè, che adesso punta a un percorso europeo ambizioso con la consapevolezza di avere una squadra affiatata e pronta per fare il salto di qualità.