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Quarti di Finale - Russia 2018
Fonte Foto: https://twitter.com/FIFAWorldCup

Francia-Belgio è la giusta semifinale che emerge dal lato più nobile del tabellone: entrambe hanno meritato di arrivarci, si sono dimostrate migliori rispetto alle due ultime sudamericane rimaste che tornano a casa con stati d’animo e giudizi completamente diversi. Un unico alibi comune: l’assenza di elementi determinanti nel momento in cui il margine d’errore è diventato pressoché inesistente.

Fa effetto pensare che il vero imprescindibile del Brasile si sia rivelato Casemiro, che non è solo un semplice mediano ma l’equilibratore più importante che ci sia in giro, di conseguenza non può stupire più di tanto che in sua assenza si sia materializzata l’unica partita dell’era Tite in cui la Seleçao ha incassato due reti.

La prima, oltretutto, figlia di un goffo intervento difensivo del suo sostituto Fernandinho, giocatore che in un calcio organizzato nei minimi dettagli come quello di Guardiola sa rivelarsi un ingranaggio perfettamente funzionante, ma che in Nazionale – come molti altri – non riesce ad essere lo stesso.

La caduta del Brasile di Neymar e il talentuoso Belgio

De Bruyne, Belgio - Russia 2018
Fonte Foto: https://www.instagram.com/kevindebruyne/?hl=it

Si può dare la colpa a Neymar, che sicuramente non ha brillato come ci si aspettava e che continua a pagare degli atteggiamenti eccessivi che rischiano di caratterizzarlo ancor più del suo sconfinato talento, ma che è arrivato in Russia in condizioni molto più che precarie e che negli ultimi minuti di una partita estremamente emozionante ha comunque forzato una parata miracolosa di Courtois e servito a Coutinho il pallone del 2-2, sprecato malamente dall’asso blaugrana.

Si può anche dire, magari con un po’ più di legittimità, che l’errore più grande di Tite è stato quello di non modificare in corsa il suo assetto, magari dando più spazio a Firmino al posto di un Gabriel Jesus ancora acerbo o coinvolgendo maggiormente un paio di pilastri del suo ciclo come Renato Augusto e Marquinhos che invece sul più bello non hanno mai avuto spazio.

Si deve anche segnalare come il VAR abbia inciso, perché resta tutt’ora difficile da comprendere il motivo che ha portato gli ufficiali di gara a non concedere il rigore sull’entrata di Kompany che ha travolto Gabriel Jesus.

Però, detto e registrato tutto questo, il motivo numero uno dell’uscita del Brasile dal Mondiale di Russia restano gli spazi che ha concesso al Belgio durante il primo tempo a causa dell’assenza di Casemiro. Perché se lasci a una squadra acuminata, organizzata ed esaltata come quella di Martinez la possibilità di sfruttare liberamente l’arma del contropiede, è quasi automatico perdere la partita.

Il Belgio è prima di tutto la formazione con la miglior condizione fisica, e in questo tipo di torneo è già di per sé un fattore che fa molta differenza. Se poi si aggiungono le qualità inestimabili di due architetti veloci ed ispirati come Hazard e De Bruyne, l’incontenibile prepotenza di Lukaku e la completezza della riccioluta mediana Fellaini-Witsel (capito adesso perché si poteva sacrificare Nainggolan?), si crea un sistema prorompente che produce gol in serie.

E pazienza se la difesa lascia sempre qualche dettaglio sbavato, primo perché dietro c’è un baluardo come Courtois e secondo perché ormai da qualche anno l’evoluzione del football ai massimi livelli dice chiaramente che i grandi tornei si vincono segnando un gol in più piuttosto che subendone uno in meno. E attenzione, perché i Diavoli Rossi fin qui hanno fatto più gol di tutti: 14 in 5 partite giocate (tutte vinte), addirittura 78 nelle ultime 24 (nessuna persa), numeri che promettono festeggiamenti.

Oltretutto, dopo aver messo al tappeto sia l’Inghilterra che il Brasile, non ci sono più timori reverenziali. Anche se di questa Francia bisogna avere sempre più paura.

La Francia è finalmente matura: Cavani ‘condanna’ l’Uruguay

Gol Francia-Uruguay, Russia 2018
Fonte Foto: https://www.instagram.com/antogriezmann/?hl=it

All’inizio del suo cammino mondiale, il gruppo di Deschamps appariva come un concentrato di potenziale probabilmente senza eguali ma anche con il compito di diventare una vera squadra vincente. Compito che, partita dopo partita, i Bleus stanno svolgendo con profitto, trovando sempre una figura decisiva nello sterminato serbatoio di grandi giocatori e risolvendo passo dopo passo le criticità che si pongono, e questa è una medaglia da appuntare al petto del commissario tecnico.

Perché se non sei una squadra unita, matura e intelligente oltre che talentuosa, questo Uruguay non riesci a mandarlo a casa.

Un Uruguay che se ne va a testa altissima, rimpiangendo l’indisponibilità determinante del Matador Cavani e lo scivolone di Muslera che ha staccato la spina a un gruppo che non si stava arrendendo neanche di fronte all’evidenza della superiorità del suo avversario. Che se ne va con poche lacrime e tanto orgoglio. Ma che deve lasciare strada.

Perché adesso il Mondiale è solo una questione europea, con Francia e Belgio che diventano la prima e la seconda favorita per il successo finale, una per il livello abnorme della qualità a sua disposizione e l’altra per la propositività della sua filosofia di gioco.

Aspettando di fare i conti con l’altra parte del tabellone, quella delle presunte outsiders, perché le etichette è meglio lasciarle da parte in questo Campionato del Mondo incredibilmente rivoluzionario e premonitore di quello che sarà il prossimo futuro del grande calcio.