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FONTE: Tpi.it

In principio fu l’Olanda, poi toccò all’Italia. Adesso, a distanza di sei mesi dalla partita di San Siro, la Svezia ha eliminato pure la Germania. Le grandi disfatte delle tre top selezioni mondiali hanno incrociato la strada della Svezia di Andersson, che dopo aver passato un play-off di qualificazione e vinto il proprio girone al Mondiale, affronterà l’Inghilterra ai quarti di finale. Il team scandinavo è un vascello profondamente organizzato e fiducioso, consapevole dei suoi limiti e molto abile nel saperli nascondere. Nel girone, dopo aver battuto la Corea del Sud e perso per un gol al 93′ contro la Germania, gli svedesi hanno annichilito il sorprendente Messico 3-0, confermandosi vittoriosi pure ai quarti contro la Svizzera grazie a un gol di Forsberg.

La Svezia non ha paura di essere tra le otto nazionali più forti del mondo insieme alle superpotenze Francia, Brasile e Belgio. La Svezia ha il potenziale perfetto per poter essere eletta definitivamente a pregevole outsider di questa edizione del Mondiale. Il Ct Andersson si è dimostrato un maestro nella gestione dello spogliatoio e nella programmazione di un piano a lungo termine per portare la squadra a questi livelli, esaltando alcuni giocatori (Forsberg, Olsson) e rivitalizzando la vecchia guardia (Berg e Granqvist, rispettivamente classe 1986 e 1985). Adesso c’è l’Inghilterra, la più sorprendente insieme alla Croazia tra le grandi di questo torneo. Per un quarto di finale decisamente inaspettato.

Il gran lavoro di Janne Andersson

Janne Andersson è un mantra del calcio svedese, un autentico uomo immagine del pallone del suo paese come potrebbero essere Roberto Mancini o Massimiliano Allegri in Italia. Il Ct ha preso la Nazionale svedese nel 2016 immediatamente dopo la sconfitta con il Belgio della selezione scandinava. Il suo lavoro è stato una profonda operazione di ripristino dei tanti talenti disponibili, figli del risultato della vittoria dell’Europeo under 21 nel 2015; eppure tanti di quei giocatori che sono andati a ruba successivamente hanno riscontrato notevoli difficoltà nell’integrazione nei club. Il selezionatore della Svezia ha reso quella generazione di nuovo importante distribuendo le loro capacità al fianco dei più esperti Granqvist, Lustig e Berg, che da normali convocati sono stati promossi a emblemi di una Nazionale oramai orfana di Zlatan Ibrahimovic.

Andersson ha gestito la Nazionale sia con Ibra che senza, lavorando sottotraccia per la composizione del nucleo definitivo di giocatori che avrebbero dovuto rappresentare l’attuale organico della Svezia: non solo quello del presente ma pure di quello futuro. La competizione con le nazionali più forti è completamente fuori discussione ma l’organizzazione pragmatica e la gestione delle risorse di Andersson è stata un capolavoro. Un 4-4-2 di matrice difensiva che con scambi veloci e coordinati arriva in porta sfruttando le ali e il lavoro della coppia d’attacco Berg-Toivonen, certamente non un pericolo tecnico ma di sicura efficienza per il collettivo.

FONTE: Corriere dello Sport

Mentre in precedenza Ibrahimovich catalizzava l’attenzione dei media e le giocate della formazione scandinava, adesso il gruppo è il vero protagonista, esaltato dalle competenze di pochi singoli che si caricano il gruppo sulle spalle.

In questo senso, il Mondiale svedese sta premiando l’applicazione di Emil Forsberg, ala sinistra del Lipsia già match winner contro la Svizzera. L’importanza di un centrocampo muscolare e di un’importante altezza media della squadra (1,86 m) individuano nella struttura fisica della Svezia il proprio punto di forza: nelle ultime dodici uscite la Nazionale di Andersson ha subito solo sei gol, di cui nessuno di testa. Inoltre, la bravura nella chiusura degli spazi – a cui però vanno registrate delle lacune figlie di un livello tecnico non proprio esaltante – attualmente esaltano la Svezia come la quarta miglior difesa dei quarti di finale a Russia 2018.

Svezia, senza Ibra si sta…meglio

L’addio di Ibrahimovic ha avuto un peso specifico molto importante per il movimento calcistico svedese. L’unico top player che la selezione di Stoccolma ha avuto negli ultimi vent’anni è andato a giocare nella MLS abbandonando definitivamente ogni sogno di gloria europea. Ma se con Ibra c’era sempre clamore per i risultati svedesi e la squadra era etichettata come la-Svezia-di-Ibrahimovic, adesso la musica è cambiata. L’intransigenza di Andersson nell’esclusione dell’ex campione del Manchester United ha reso la Svezia una squadra sola ma integra, solida e in un certo senso più distesa, abbandonando la tracotanza del fenomeno Ibra per dare spazio all’esperienza silenziosa di Berg e all’elettricità tecnica dei vari Lindelof e Forsberg.

FONTE: Radio Goal 24

Perchè senza Ibra, oltre che a un netto upgrade in prestazioni e risultati, c’è un’evoluzione di talenti molto significativa che coinvolge pure giocatori ancillari come Isaac Thelin (Anderlecht, ai Mondiali) o Victor Claesson (Krasnodar). L’esclusione del totem da 62 reti in 116 presenze ha concesso alla fase offensiva svedese l’introduzione di nuove figure, che come già detto, hanno nel talento del Lipsia Emil Forsberg la nuova icona tecnica.

Risultati a confronto

I risultati senza l’ex stella Ibra sono nettamente migliorati, con otto vittorie e cinque sconfitte su diciotto incontri; attualmente la Svezia ha archiviato una qualificazione ai quarti al Mondiale che non si era mai vista da quando Zlatan Ibrahimovic si era caricato la Nazionale sulle sue spalle. Vale a dire per otto tornei fra competizioni continentali e intercontinentali. In quei casi la Svezia aveva ottenuto due non qualificazioni (Sudafrica 2010 e Brasile 2014), tre eliminazioni ai gironi (Euro 2008, Euro 2012, Euro 2016) e due esclusioni agli ottavi (Corea del Sud 2002, Germania 2006).

 

Ibra è stato un simbolo calcistico svedese per anni e continuerà ad esserlo per molto tempo, uno dei patriarchi del calcio moderno capace di far sognare migliaia di tifosi di tanti club diversi. Eppure il suo rapporto con la Nazionale si è interrotto proprio sul più bello, all’alba di un Mondiale che si sta rivelando fatidico per il movimento calcistico svedese e per gli elementi della sua Nazionale. La sensazione è che con Ibra le cose sarebbero state diverse. Difficilmente in meglio.