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albertosi italia

Quelli di Russia 2018 non passeranno alla storia come i Mondiali dei portieri. Grandi incertezze, papere, uscite a vuoto. Ma anche tante storie di riscatto, di rinascita, nascoste sotto i guantoni. Ne abbiamo parlato con chi ha fatto la storia della porta in Italia: Enrico “Ricky” Albertosi, classe 1939, Campione d’Europa nel ’68 e vicecampione del Mondo nel ’70 con la maglia azzurra. Nel mezzo scudetti e coppe con Fiorentina, Cagliari e Milan. Un calcio passato che forse non c’è più o che, forse, è sempre rimasto uguale. Perché “negli anni 70, io già giocavo come oggi”.

Con l’assenza dell’Italia, l’occhio nei confronti di questo Mondiale è meno tifoso ma più attento. Quale nazionale l’ha più colpita?

Forse le due che mi hanno più impressionato sono Inghilterra e Belgio. Squadre giovani, tecniche, veloci, quando si sono sfidate hanno tirato un po’ il freno ma sono veramente nazionali forti. Ho visto l’Uruguay e la Francia, ma alla fine sono sempre i singoli che fanno la differenza, non è l’insieme.

I grandi singoli, Cristiano Ronaldo e Messi, però sono andati a casa.

Ma infatti il contorno è importante, il sistema di gioco a volte c’è, ma è fatto troppo di tocchini, passaggini, alla fine è lo spunto del singolo a sancire il risultato. Guarda il Portogallo contro la Spagna, ci ha pensato lui a fare una tripletta, così come l’Argentina contro la Nigeria: se Messi non fa quel gol sullo 0-0 non lo so come va a finire.

Tra i grandi singoli ci sono anche Mbappè e Cavani dopo le partite degli ottavi?

Ecco appunto, l’Uruguay ha vinto e a sprazzi ha anche giocato. Ma nella fase a gironi che ha fatto? Ha segnato solo da palla inattiva, tutti tap-in o colpi di testa. Con l’Egitto su punizione, con l’Arabia su calcio d’angolo, con la Russia ancora punizione e corner. Contro il Portogallo Suarez e Cavani mi hanno messo paura, hanno deciso il risultato da soli.

Invece dei portieri che ci dice?

Che sono scarsi, veramente molto scarsi. Finora non mi ha impressionato nessuno, nemmeno Neuer, che comunque rientrava da un lungo infortunio. Che poi, se ci pensi bene, i portieri non sono nemmeno granché impegnati. Grandi parate non ne ho viste. Quindi subiscono quel gol ogni due-tre tiri, che magari si poteva evitare, e fanno la figura dei fessi. Almeno fino adesso è stato così…

argentina-croazia
Argentina-Croazia, l’errore di Caballero ha spezzato la partita

Aveva iniziato Karius, in finale di Champions, a perdere la bussola. Poi abbiamo visto De Gea, Caballero. È un problema di testa?

La concentrazione è la caratteristica fondamentale del portiere. Quando la palla inizia a passare la metà campo può succedere di tutto, devi accendere la testa, prepararti a qualsiasi evento. È la concentrazione che ti permette di evitare il gol.

È cambiato tanto il modo di interpretare il ruolo tra i pali?

Si, chiaramente molto, sono cambiate tante cose: la preparazione, gli allenamenti, anche la struttura dei portieri. Io onestamente giocavo nel modo in cui giocano oggi già negli anni 70. Ero arrivato al Milan nel ’74, tre anni dopo ecco che arriva Nils Liedholm. È l’allenatore che ho amato più di tutti, uomo prima che tecnico. Voleva che giocassi fuori dai pali, bello avanti. A volte prendevo qualche gol stupido, proprio per questo, i tifosi fischiavano e i giornali mi attaccavano. Ma erano più le volte che salvavo situazioni complicate. Ho anticipato i tempi giocando in quella maniera. Poi quando hanno messo la regola che il portiere non poteva toccare la palla con le mani, su retropassaggio, era costretto a giocare fuori, ma io lo facevo già da anni. Stare fuori dai pali, se fatto con la testa, con concentrazione, ti permette di evitare molti gol o situazioni difficili. Guarda il portiere dell’Argentina, sul rigore preso da Mbappè: se avesse fatto un passo in avanti prima avrebbe preso il pallone e evitato a Rojo di fare fallo.

Torniamo dalle nostre parti invece, che futuro vede per l’Italia?

Beh, se le nazionali sono queste che abbiamo visto, penso che l’Italia, una volta che Mancini ha amalgamato la squadra, possa competere con tutti. Guarda la Svezia cosa ha fatto nel girone, se c’eravamo noi non lo passavamo? Ma certo che si e chissà dove saremmo arrivati. Io finora non ho visto un gran gioco, tranne qualche eccezione. Per gli Europei c’è da lavorare, ma possiamo essere ottimisti.

Dopo Buffon, qual è il futuro della porta azzurra?

Potenzialmente è Donnarumma l’erede. Deve continuare a lavorare, ma attenzione a Perin, che sta insediando il posto. Ora è alla Juve, dove davanti ha Szczesny, ma lì può crescere tanto. Si giocheranno loro due il posto.

E c’è anche Donnarumma al centro della giostra dei portieri, così come c’è Alisson, portiere della Roma e del Brasile. Le piace il numero uno verdeoro?

Alisson sta giocando benissimo, questo è indubbio, infatti lo vogliono un po’ tutti, Real Madrid, Chelsea, Liverpool. Ma sta venendo fuori ora, perché gioca nel nostro calcio. Il Brasile non ha una grande scuola di portieri, non ha tradizione, può succedere che vengano fuori quelle annate perfette, in cui esce il portiere straordinario. Guarda Dida, favoloso, eccezionale, poi è scomparso. Ci sono stagioni straordinarie, in cui tutto va bene, ma se non hai qualità finisci con un attimo.

Quindi non vede il Brasile come campione del mondo?

No, dico Belgio. Stavolta può veramente farcela.

di Lamberto Rinaldi