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Gennaio 2001. Salto. Uruguay. Il quattordicenne Bruno Fornaroli viene chiamato nella sua stanza dalla madre. Alla porta un suo amico, all’epoca con il cranio totalmente rasato. Nella città sita nei pressi di una grande diga a 500 km a Nord-Ovest di Montevideo il caldo si fa sentire imponente. Ma il giovane che aspetta sull’uscio non se ne cura e chiama il suo amico a gran voce: “Bruno, andiamo ad allenarci”. Quel giovane risponde al nome di Edinson Roberto Cavani, a casa per le vacanze estive che nell’emisfero australe seguono quelle natalizie. “Tu sei pazzo!” gli risponde Bruno, incredulo per la richiesta dell’amico. La leggenda di Cavani iniziò in quel momento, quando durante un periodo di vacanze l’attuale numero 21 dell’Uruguay cambiò mentalità. Consapevole dei suoi mezzi fisici, era però altrettante cosciente che senza lavoro non sarebbe diventato un attaccante completo, ossia proprio quello che è adesso. Tra un campo di calcio sterrato, una sessione di birdwatching con lo zio e mezza giornata a pescare sul fiume con papà Luis, l’adolescente Edi aumentava di pari passo le esigenze e le facoltà del suo corpo. La sua dedizione e il suo impegno furono da subito il lasciapassare per le giovanili del Danubio, e in seguito sarebbero stati i principali responsabili dei 311 gol messi a segno nelle 367 partite disputate con le maglie di Palermo, Napoli e Paris Saint Germain.

Cavani, il centravanti assoluto

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Non eccelso tecnicamente, il centravanti di Salto, dove nacque due settimane prima il suo compagno di squadra Luis Suarez, raccoglie solo ora una certa gratificazione internazionale. Ingiustamente. La doppietta contro il Portogallo lo ha messo sotto i riflettori, ma chi lo segue da tempo ha visto spesso la sua chioma muoversi al vento per questo genere di gol. La scelta di tempo del primo e la precisione del secondo sono solo un piccolo compendio delle abilità di un centravanti che viene snobbato soltanto perché gioca in Ligue 1. I suoi 40 gol della stagione 2016-17, senza un assistman come Neymar per intenderci, passarono quasi inosservati, così come i suoi 29 nella stagione 2012-13 con un Napoli senza Lavezzi e che non era certo allenato da uno stratega offensivo come Sarri.

Cavani suda la maglia come pochi. A 31 anni continua ad essere il primo difensore e a espandere la sua presenza per il campo con intelligenza e abnegazione. Cavani sente la giocata. Cavani lotta. Cavani segna. Cavani è probabilmente il centravanti più completo in questo momento, un attaccante che tutti vorrebbero avere o rivedere con la stessa maglia (vedi tifosi del Napoli). E negli ultimi sette anni nessuno è stato più continuo di lui nelle prestazioni andando anche al di là del gol. Perché Edi ha giocato anche da ala sinistra a Parigi per non scontentare Ibrahimovic. Ma è stato al suo posto e alla fine la pazienza lo ha ripagato.

Ora, l’opportunità di continuare a fare storia con la sua nazionale bussa incessantemente alla sua porta. Proprio come lui fece a casa Fornaroli quando decise di diventare quello che oggi è. Un dolore al polpaccio sinistro lo tiene in bilico per i quarti contro la Francia. Ma, conoscendo la sua cocciutaggine, è molto probabile che sarà in campo a lottare. Ancora una volta.