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Nel dicembre 1998 la Francia del pallone stappava lo champagne del suo primo Natale da campione del mondo. La generazione black-blanc-beur (nero – bianco – arabo) aveva regalato ai Galletti la loro prima, e finora unica, stella sul cuore. Era un titolo sportivo che culminava un tipo di politica di integrazione che non rispecchiava totalmente le dinamiche sociali delle periferie, ma che serviva comunque a vedere il bicchiere mezzo pieno. Il passato e il presente del colonialismo chiedevano una rivincita umana a un paese da sempre all’avanguardia nello sport. Durante i festeggiamenti natalizi venne alla luce Kylian Mbappé, figlio di Fayza, algerina, e Wilfrid, camerunense.

Capace di assorbire nella placenta della madre le caratteristiche feline dei geni magrebini e di ereditare dal padre la potenza dell’Africa nera, il piccolo Kylian nacque già grande. E predestinato. Totalmente consapevole delle potenzialità del figlio, papà Wilfrid inculcò in lui i principi dogmatici dell’atleta prima ancora che del calciatore. Il resto lo fece l’efficiente organizzazione della federazione francese, che nel quartier generale di Clairefontaine, a 60 km a sud di Parigi, costruisce con pianificazione i successi del futuro. La sua doppietta di ieri contro l’Argentina è figlia di una cultura sportiva che come poche altre ha sfruttato la varietà culturale che impregna il paese  intero.

Kylian Mbappé, tra Henry e Ronaldo

L’ingenua velocità di punta raggiunta ieri in quello scatto che rompe la difesa argentina è solo il primo assaggio delle qualità innate, ma in seguito sviluppate, del diciannovenne parigino. L’accelerazione è un dono divino, ma va perfezionata, soprattutto nel controllo di palla durante la progressione. Qualcosa che in un mondiale risale proprio al 1998, quando Luis Nazario da Lima, meglio conosciuto come Ronaldo, faceva a brandelli le difese avversarie partendo da dietro per poi ritrovarsi avanti di un metro dopo poche falcate. In quegli stessi giorni Thierry Henry iniziava ad acquisire protagonismo nella nazionale francese prima di diventare profeta lontano dalla patria, specialmente con la maglia biancorossa dell’Arsenal.

Sebbene possa sembrare un discorso prematuro, non è fuorviante pensare che Mbappé sia la perfetta sintesi tra Ronaldo e Henry. Del primo possiede la potenza in corsa, mentre del secondo la leggerezza nella stessa. Prodotto della Francia e del calcio moderno, il giovane Kylian pensa come un veterano mentre agisce da sbruffone nel parco di casa. Il gol del 3 a 2 all’Argentina è un compendio di tutte le sue virtù: visione dello spazio, movimento rapido col pallone per far fuori tre avversari in due metri ed esecuzione fulminante con il piede più prossimo al pallone. Il quarto gol è invece l’applicazione perfetta dell’attacco nello spazio sul filo del fuorigioco e una finalizzazione pulita e precisa. Tuttavia in lui risuona ribelle l’anima genuinamente arrogante di chi rifiuta l’etichetta di prodotto da laboratorio.

Perfettamente cosciente del suo talento, Mbappé è il ritratto del crack attuale che però guarda anche con nostalgia al passato. La sua esplosività naturale di stampo africano mista al rigore tattico europeo lo proiettano già nel futuro come the next big thing. Resterà da vedere soltanto se lo farà da campione del mondo 2018.