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Diario Mondiale Belgio

E’ finita una fase a gironi che sarà difficile da dimenticare per il vortice tecnico ed emozionale che l’ha caratterizzata dal primo all’ultimo pallone. E’ finita con un giovedì in cui a dominare, prima, durante e dopo le partite, sono stati i calcoli. Quando, come è noto, chi fa dei conti in una competizione come questa di solito si ritrova a doverli rifare per capire dove ha sbagliato. E non si sta parlando solo dei diretti protagonisti…

Infatti, non ci hanno pensato troppo Inghilterra e Belgio. Giusto il tempo di presentare formazioni imbottite di alternative ma solo al fine di gestire le forze, e poi entrambe – in barba a tanti discorsi inutili della vigilia – hanno provato a fare il risultato che le avrebbe portate in vetta al gruppo ma anche dalla parte più complicata del tabellone.

Ce l’ha fatta meritatamente il Belgio, dimostrando che fra due squadre ispirate, organizzate e anche innovative ce n’è una che è più avanti nel proprio percorso di maturazione, anche perché è già passata da una lezione dura ma pedagogica come quella patita a Euro 2016. Il Belgio è maturo, ha una rosa lunga e qualitativa come ha dimostrato ad esempio il redivivo talento Januzaj che con un gol di pura e sopraffina tecnica ha deciso la partita, e ora ha anche un ottavo di finale col Giappone che può (forse deve) proiettarlo fra le prime otto del mondo.

Il che non può più essere semplicemente un obiettivo, ma potrebbe diventare addirittura un punto di partenza visto che una squadra imbattuta da quasi due anni può pensare di guardare negli occhi chiunque, alla pari. Anche il Brasile. Ma occhio ad andare troppo avanti dando delle cose per scontate: come detto, fare dei calcoli non conviene.

Così come non è detto che convenga all’Inghilterra essere finita nella parte (sulla carta) più morbida del tabellone, perché è vero che rispetto ad altre potrebbe avere un quarto di finale più abbordabile, però l’unica cosa certa al momento è che negli ottavi dovrà vedersela con la Colombia, e non è una notizia favorevolissima.

Così come quella più importante emersa dalla terza partita dei Tre Leoni, ovvero che senza Harry Kane questa squadra rimane un promettente progetto per il medio-lungo termine, mentre eventuali sogni di gloria immediata passano solo ed esclusivamente dal valore aggiunto rappresentato dal suo capitano.

In ogni caso, quest’Inghilterra ha brio e ha già lanciato un messaggio importante su come si debba rinnovare un movimento soffocato dalla polvere di anni di immobilismo. Però al momento non basta: adesso ci sono aspettative, ora si parla di semifinali, quindi il gruppo di Southgate nella prossima settimana è chiamato a dimostrare di saper già reggere questo tipo di pressioni.

Mondiale 2018, quanti calcoli!

Calcoli che sono stati addirittura cervellotici per definire il Gruppo H, il più equilibrato e thrilling di tutto il Mondiale.

Alla fine, hanno fatto la differenza i gialli, nel senso che la Colombia, dopo una partenza ad handicap dovuta soprattutto all’espulsione sprint di Carlos Sanchez contro il Giappone e all’infortunio di James Rodriguez che continua a far tremare le fondamenta della costruzione di Pekerman, ha scaricato sulla strada la potenza del suo talento e ha vinto il girone. Per continuare a correre dovrà comunque fare qualcosa di più che sperare nelle testate poderose del blaugrana Yerry Mina, anche se senza James le cose risultano terribilmente più complicate.

Ma i gialli (intesi come cartellini) hanno fatto ancora di più la differenza per l’assegnazione del secondo posto, e i conti li ha sbagliati un Senegal che non solo lascia l’Africa senza rappresentanti nel tabellone finale a causa di un paio di ammonizioni in più rispetto al Giappone, ma deve recriminare soprattutto con se stesso per aver provato a speculare sulla situazione ed essersi ritrovato alla fine ad arrivare corto.

Bravo e fortunato un Giappone che di calcoli ne ha fatti meno e per questo è stato premiato: pur con valori inferiori rispetto al Senegal, lo ha superato e adesso si gode il sogno di una grande partita contro il Belgio. Difficile, difficilissima. Ma di impossibile, lo abbiamo capito bene in queste due settimane, non c’è proprio nulla.

Sogni che inizieranno davvero, per tutti, domani. Adesso serve un respiro, perché bisogna resettare lo scenario, tenere a mente le indicazioni e soprattutto le emozioni che ci ha regalato una fase a gironi realmente pirotecnica, e poi preparasi a vivere un torneo nuovo.

Con l’impressione che l’unica cosa che rimarrà inalterata sarà l’altissimo grado si spettacolarità e imprevedibilità che sta facendo di Russia 2018 un Campionato del Mondo strepitoso.