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Manuel Akanji
Manuel Akanji - FOTO: account Twitter Manuel Akanji

Una settimana fa, quando Manuel Akanji, difensore della nazionale svizzera, si ritrovò davanti Neymar, quasi non ci credeva. Era in carne ed ossa, davanti a lui. Non in televisione e nemmeno sulla play station, dove probabilmente lo aveva visto fino a quel momento. Tre anni fa, quella notte storica in cui gli elvetici hanno fermato 1-1 i verdeoro, Akanji non l’avrebbe nemmeno lontanamente sognata. Giocava in Challenge League, la Serie B svizzera, nel Winterthur, squadra in cui ha fatto tutta la trafila giovanile prima di passare al Basilea. Figlio di padre nigeriano e madre svizzera, nato il 19 luglio 1995 a Wiesendangen, una cittadina di 4.500 abitanti tra Zurigo e San Gallo, Akanji è troppo magrolino, esile, non sembra un granchè. “Mi stavo occupando proprio della generazione 1995 – racconta Gerard Castella, oggi responsabile del settore giovanile dei Young Boys – E nessuna relazione mi aveva segnalato questo giocatore. Penso anche che sotto i 18 anni non sia stato sempre titolare”.

Akanji, novanta minuti che cambiano la vita

Poi un giorno qualcuno, quasi per sbaglio, sussurra all’orecchio di Castella il nome di Akanji. Parte per vederlo e gli bastano appena 90 minuti per decidere di convocarlo nell’U-20, di cui Castella era selezionatore: “Rimasi colpito immediatamente dalla sua mobilità, dalla sua velocità di esecuzione, dalla sua prontezza a girarsi e a cambiare direzione. Certo, aveva il vizio di gettarsi sul pallone un po’ troppo, ma le sue qualità erano ovvie”.

La prima convocazione con i grandi arriva a giugno dello scorso anno, per le qualificazioni mondiali contro le Far Oer. Da quel momento, nelle sue 9 presenze con i biancorossi, appena 3 gol subiti. È bastato questo a Vladimir Petkovic per fargli scalare le gerarchie e prendere il posto dell’esperto Johan Djourou. E i numeri contro il Brasile sono da capogiro: 83 palle respinte, record per la squadra, 85% di passaggi riusciti, 100% di duelli vinti, 11 palloni recuperati. “Ho fatto 75 minuti veramente buoni – ha detto a fine partita – ma alla fine ho fatto anche due o tre errori che non avrei dovuto fare”. Contro la Serbia, nella vittoria per 2-1, è riuscito addirittura a ripetersi: nella precisione dei passaggi è secondo dopo Behrami, con il 90% di accuratezza, mentre è ancora primo per duelli aerei (7).

Gabriel Jesus e Neymar si sono dovuti arrendere, così come Milinkovic Savic. “Dev’esserci stato qualcosa nella sua testa – spiega Castella – Deve aver cambiato qualcosa al livello di vita, di allenamento. Altrimenti non si spiega”. Dopo tre anni a Basilea, dove ha giocato anche terzino destro, quest’anno, a gennaio, è arrivata la chiamata del Borussia Dortmund. 21,5 milioni il prezzo del suo cartellino. Ma dopo le ultime prestazioni mondiali, in Germania sono certi: la quotazione è perlomeno raddoppiata.

di Lamberto Rinaldi