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paolo guerrero peru

L’Australia per crederci, il Perù per regalare una gioia ai tifosi. C’è ancora qualcosa per cui lottare, senza troppi tatticismi, concentrandosi sullo spettacolo. La sfortuna prima, una difesa ballerina poi hanno condannato gli uomini di Gareca. I Socceroos, con un solo punto e due rigori segnati, hanno ancora una flebile speranza: vincere e attendere il verdetto di Danimarca-Francia. Il destino è segnato, un’altra debacle del Perù difficile da pronosticare. L’obiettivo minimo è quello di centrare una vittoria nella fase a gironi che manca dal 1978: uscire non è un dramma, entrare nella storia una necessità. E Paolo Guerrero lo sa bene. 

Carrillo la sblocca…

Nessuna sorpresa tra gli undici iniziali, i ct si affidano ai soliti noti. I primi minuti confermano i sospetti: squadre che si affrontano a viso aperto, Australia più offensiva, con meno pressioni e tanta voglia di far divertire. I Ritmi piacevoli e una cornice di pubblico mozzafiato trasformano la partita in una festa. Carillo e Guerrero decidono di animarla. Palla con il contagiri del Depredador, piazzato ad incrociare del numero 18: stadio in visibilio, tra lacrime di gioia e dolore.

L’Australia risponde con il suo uomo migliore. Rogic manda in confusione la difesa Incas, nasconde il pallone in mezzo a tre e si ritrova faccia a faccia con Gallese. Tiro centrale respinto agilmente. Qualche giro di orologio e la marea gialla si ritrova a qualche centimetro dal pareggio: Kruse scappa sull’out di sinistra, guarda in mezzo e serve una palla al bacio per Leckie. Santamaria chiude concendendo solo angolo. Tante occasioni, agonismo e spensieratezza.

…Guerrero la chiude

Centosessantotto minuti sono serviti all’uomo più atteso per sbloccarsi: Paolo Guerrero firma il raddoppio al quarto della ripresa. Con un gol da rapinatore d’aria, alla sua maniera. Un pallone sporcato si trasforma in una sorta di cross che il capitano gira con un elegantissimo sinistro al volo. Bacio allo stemma, commozione sugli spalti e un calcione all’ultimo, difficilissimo periodo. Segna una leggenda, entra un’altra. Tim Cahill, a 38 anni, fa il suo esordio nel quarto mondiale consecutivo nella speranza di scrivere un’altra pagina di storia. Trovare il gol come sempre fatto nelle tre precedenti edizioni per salutare in degno modo la sua nazionale.

Più passano i minuti, più l’Australia cresce. Una fitta rete di passaggi addormenta il gioco, il Perù si abbassa di qualche metro aspettando il triplice fischio. Agli uomini di Van Marwijk manca sempre l’ultimo passaggio, problema già riscontrato nella scorsa partita. L’uscita di Rogic rende ancor più sterile il possesso dei suoi, incapaci di creare un’occasione realmente pericolosa.

Si conclude così il mondiale per entrambe le squadre, con tanti rimorsi e qualche consapevolezza in più. L’aver messo in difficoltà la Francia prima su tutte.

Australia-Perù, il migliore e il peggiore in campo

Paolo Guerrero, per distacco, si merita il titolo di migliore in campo. Assist e gol di un coefficiente elevatissimo consegnano la prima vittoria agli Incas che tornano in patria più maturi e pronti a ricominciare. In un’Australia delusa e poco brillante spicca il centrale Milligan: marcatura troppo debole su Guerrero, libero di fare quello che vuole. I gol passano sempre dai suoi piedi.

AUSTRALIA (4-2-3-1): Ryan; Risdon, Sainsbury, Milligan, Behich; Jedinak, Mooy; Leckie, Rogic (71′ Irvine), Kruse (57′ Arzani); Juric (53′ Cahill)

All. Van Marwijk

PERÙ (4-2-3-1): Gallese; Advincula, Ramos, Santamaria, Trauco; Tapia (63′ Hurtado), Yotun (45′ Aquino); Carrillo (78′ Cartagena), Cueva, Flores; Guerrero

All. Gareca

MARCATORI: 18′ Carrillo (P), 49′ Guerrero (P)

AMMONITI: Jedinak (A), Yotun (P), Rogic (A), Arzani (A), Hurtado (P), Milligan (A)

ARBITRO: Karasev (RUS)