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Giorno dopo giorno, momento dopo momento, emozione dopo emozione, è un Mondiale che continua a divertire, a sorprendere e a rispettare solo una previsione: quella che lo indicava come un torneo potenzialmente storico.

Persino il Gruppo B, quello sulla carta più scontato, ci ha tenuti incollati fino all’ultimo pallone: è finito come ci si aspettava, però il modo in cui è arrivato il verdetto è stato tutto tranne che preventivato.

Ha sognato l’Iran, la sorpresa più grande di questo Campionato del Mondo, e ha fatto vivere incubi terrorizzanti ai colossi che gli si sono parati davanti, perché se quel tiro mancino di Taremi fosse stato più stretto di qualche centimetro stamattina staremmo parlando di qualcosa di epocale.

Forse, l’Iran si sarebbe meritato di essere la favola più incredibile di questa fase a gironi e in qualche modo lo sarà comunque, però la storia la fanno i vincitori, in questo caso sono Spagna e Portogallo, che pur avendo vinto una sola partita a testa (peraltro di misura) approdano agli ottavi, facendo paura più per il nome che portano con sé che non per quanto hanno fatto vedere nelle prime tre partite della loro campagna.

Soprattutto il Portogallo, perché anche in un match che poteva essere gestito con pazienza e palleggio è riuscito solo a dimostrare di essere semplicemente “la squadra di Cristiano Ronaldo”, soffrendo, rischiando e sprecando la possibilità di trovare la giusta chiave per far rendere al meglio un gruppo che ha qualità ed esperienza, ma che dipende troppo dal suo totem. Con l’unica eccezione del solito Quaresma, uno che se avesse abbinato alle sue straordinarie capacità calcistiche anche un pizzico di intensità professionale avrebbe raccolto molto di più.

Oltretutto, Cristiano è stato quello che ha rischiato più di tutti di non esserci agli ottavi di finale, perché una lettura più intransigente dei suoi tanto pericolosi quanto incomprensibili “gesti manuali” degli ultimi minuti avrebbe potuto costargli un cartellino rosso che avrebbe fatto sprofondare i lusitani nel panico.

Una situazione che ha riproposto gli attacchi di nervosismo di un Ronaldo che, come il suo eterno rivale Messi, sente la pressione. E sbaglia anche i rigori. Chissà se ci ritroveremo a leggere o sentire giudizi trancianti anche su di lui. Ormai, possiamo aspettarci di tutto da certe penne, certe tastiere e certi cervelli.

Adesso a CR7 tocca un Uruguay che continua a viaggiare in scioltezza, che in tre partite ha fatto altrettante vittorie senza subire nemmeno un gol, e che allo stesso tempo ha cominciato a mettere a sistema i gol di entrambi i suoi formidabili attaccanti. La Celeste è un osso durissimo, lo sappiamo da quasi un secolo, e allora vedete che nella storia di questo Mondiale l’Iran prende davvero una valenza importante, perché senza il rigore segnato nel recupero da Ansarifard o quello parato a inizio secondo da Beiranvand a Cristiano Ronaldo, l’avversario del Portogallo sarebbe una Russia che archivia con enorme soddisfazione l’approdo a una fase ad eliminazione diretta che le mancava da trentadue anni, ma che al primo test probante ha evidenziato netti limiti in molti aspetti.

Spagna, un incubo col lieto fine

E invece la Russia toccherà a una Spagna che probabilmente si aspettava qualcosa di molto diverso dalla partita contro il Marocco, ma che non deve ingannare, perché rimane una squadra fortissima.

Ancora una volta le Furie Rosse non hanno trovato un risultato pieno perché ci sono delle fragilità difensive e dei cali di concentrazione che a questi livelli si pagano sempre, però allo stesso tempo – pur in un’incertezza durata fino al fischio finale – Hierro ha trovato alcuni spunti importanti.

A partire dal gol di tacco di Iago Aspas, che ha evitato la sconfitta e determinato la classifica finale del girone: la sensazione che Diego Costa sia imprescindibile rimane netta, però ora abbiamo anche la conferma che il mancino galiziano, miglior marcatore spagnolo in entrambe le ultime edizioni della Liga con un bottino stratosferico di 41 reti in due campionati, è qualcosa di più di un mero backup di emergenza.

Così come abbiamo la conferma della qualità cristallina di Isco, il motore, il cervello, la magia e anche il braccio armato di questa squadra. Che oltretutto può contare su di una spalla come Andres Iniesta: un’asse senza eguali.

In un Mondiale del genere, non poteva mancare l’esaltazione di quei classici “numeri 10” che certe correnti tattiche hanno provato a fare fuori ma che sono sopravvissuti e rimangono le figure più liriche che si possano trovare su di un campo da calcio. Non a caso, Isco ed Eriksen, i due più grandi esponenti di questa scuola al momento presenti su suolo europeo, sono stati fin da subito protagonisti. Adesso tocca al numero 10 per eccellenza: stasera o mai più.

Epica e lacrime d’Egitto

È invece finito male il Mondiale dell’Egitto, uscito senza punti da un girone in cui avrebbe potuto fare molto, molto di più. I Faraoni se ne vanno mestamente a casa portandosi però dietro due storie molto significative: quella di Salah, in gol in entrambe le partite che ha giocato e arrivato a quota 50 reti nella stagione che lo ha consacrato nell’olimpo dei più grandi, però costretto ad uscire in lacrime più per la frustrazione di non esserci potuto essere nella partita che ha determinato tutto questo (quella persa al novantesimo contro l’Uruguay) che non perché avesse qualcosa da recriminarsi.

Soprattutto, la grande storia di Russia 2018 riguarda Essam El Hadary, che alla veneranda età di 45 anni e 161 giorni ha giocato la sua prima partita in un Campionato del Mondo, è diventato il giocatore più anziano di sempre a disputarne una e ha persino parato un calcio di rigore. Però ha perso, trafitto all’ultimo minuto.

Sogni e incubi insieme. E si va avanti così, visto che stasera abbiamo un appuntamento che potrebbe, ancora una volta, ribaltarci gli occhi e i cuori.