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inghilterra panama

Un’Inghilterra così non si vedeva da tanti anni. E non è solo una questione di risultati, tanto rotondi da essere storici ma ancora non indicativi. È soprattutto una questione di organizzazione, di idee, di lavoro. Di progetto, perché questa nuova, nuovissima Inghilterra è il primo, precoce e grande frutto del profondo cambiamento varato dai vertici del calcio inglese per evitare di ritrovarsi nella condizione degli ultimi anni, ovvero sempre battuti e spesso ridicolizzati.

L’Inghilterra ha dovuto varare un piano di rinascita, come già si erano ritrovate a dover fare la Germania, la Francia e la Spagna. Chi manca? Siamo alle solite…

Quello che ha fatto il calcio inglese per modernizzarsi e rilanciarsi rappresenta un modello ormai conosciuto e vincente, il che dà ancora più stupore e rabbia se si pensa che in Italia continuiamo a non fare passi verso direzioni simili.

La Football Association ha investito più di cento milioni di sterline per costruire uno straordinario centro tecnico, vi ha impiantato stabilmente il lavoro di formazione e di sviluppo di tecnici, dirigenti, giovani giocatori e anche giovani calciatrici. In più, ha aperto finalmente la porta alle novità portate dall’estero, e dopo aver fatto incetta di titoli giovanili come mai le era capitato prima si ritrova anche una Nazionale maggiore che al primo passo del nuovo corso impressiona già per l’avanzamento dei lavori.

Molto merito è di Southgate, che con il suo stile sobrio, la sua profonda preparazione e l’umiltà che lo ha portato ad ispirarsi senza problemi al lavoro innovativo proposto in Premier League da grandi tecnici stranieri come Guardiola, Pochettino e Conte, ha impiantato cose nuove e moderne, togliendo tutta la muffa che aveva intossicato il calcio dell’Inghilterra negli ultimi anni.

Il termometro della qualità e della dimensione del suo intervento si può avere guardando a tre aspetti: le palle inattive (almeno quelle a favore, che rappresentano una costante e affilatissima arma mentre quelle a sfavore sono ancora da rifinire), la regola dogmatica di far partire sempre dal basso la costruzione del gioco contando anche sul sinistro ispirato del portiere Pickford, infine la valenza tattica data al vero perno di questa squadra, il rampante Jesse Lingard al quale è dato il compito di inserirsi sfruttando il costante movimento ad abbassarsi delle punte, cosa che lui svolge con la precisione e l’ispirazione che lo contraddistinguono con continuità sempre maggiore.

E poi c’è Harry Kane, il capocannoniere del Mondiale, il grande valore aggiunto di questa squadra e ancor di più il suo perfetto capitano, perché ha la dimensione tecnica per non essere secondo a nessuno, le qualità temperamentali per guidare il gruppo ed è anche un giovane che può fotografare la nouvelle vague del football inglese.

Per capire se sia già tempo di raccolto bisogna aspettare impegni più probanti perché rimane la sensazione che questa squadra non sia ancora del tutto pronta per la gloria, ma la strada intrapresa è senza dubbio innovativa e apprezzabile.

Perdiamo Lewandowski ma ritroviamo James

Strada che invece è già finita per una Polonia deludentissima e sbugiardata nel suo bluff da una Colombia che al contrario si è rimessa in corsa confermando tutto quello che si pensava di lei, ovvero che parliamo di una squadra con alto potenziale tecnico, diretta da uno stratega attento, sicuramente ballerina e difficile da equilibrare ma per la quale lo stop al debutto con il Giappone è stato solo un incidente causato dalle contingenze.

La Colombia non ha forse i valori globali per arrivare a fare cose storiche, però ha un’identità e una serie di giocatori che possono interpretare bene il calcio di Pekerman: Ospina deve rassegnarsi a dover lavorare tanto perché la difesa che dovrebbe proteggerlo, a partire dai centrali Yerri Mina e Davinson Sanchez, è molto più brava nel partecipare al gioco che non nel prevenire i problemi, però quando attaccano i cafeteros fanno un calcio molto gustoso, imperniato sui piedi di due giocatori differenti fra di loro ma differenti anche in senso assoluto.

Il primo è James Rodriguez, che non appena ha recuperato dall’infortunio si è subito dimostrato decisivo con due assist, di cui il secondo da vero genio.

L’altro è Quintero, un giocatore forse difficilmente europeizzabile ma che in un contesto a lui familiare diventa un cardine fondamentale, perché non solo vede cose che in pochi vedono ma spesso riesce anche a realizzarle, vedere per credere la palla da sogno recapitata all’eterno Falcao.

Giappone e Senegal, divertimento e storie

La Colombia si è ritrovata ma non ha ancora compiuto la sua missione, perché il Gruppo H è senza dubbio il più intricato e gustosamente folle di questi Mondiali, grazie alla presenza di due Nazionali fresche come Senegal e Giappone autrici di un 2-2 pieno di divertimento, che le mantiene al comando ma allo stesso tempo non dà loro garanzie, visto che arriviamo all’ultima giornata con tre squadre strette in un solo punto.

Il Senegal ha due stelle conclamate come Koulibaly e Mané attorno alle quali giostra una squadra ben disegnata dal CT Aliou Cissé e resa estremamente arrembante dalla presenza di una batteria di giovani in rampa di lancio (Ismaila Sarr in primis) che sono la testimonianza del buon lavoro che si sta facendo da quelle parti. Se il Senegal dovesse fare strada, e ci sono discrete possibilità, ne parleremo.

Il Giappone è invece prima di tutto un gruppo, con una mentalità forte che lo ha portato a recuperare due volte lo svantaggio, buoni concetti e alcune individualità fra cui sta spiccando Takashi Inui, che dopo gli anni di rivelazione all’Eibar nella prossima stagione potrebbe progredire ulteriormente nel Betis di Quique Setien.

Però la citazione d’obbligo è per Keisuke Honda, entrato dalla panchina e andato in gol in meno di cinque minuti, diventando il maggior cannoniere asiatico nella storia della Coppa del Mondo. Nel giorno del compleanno di Messi e Riquelme, ci voleva qualcosa di storico, a suo modo…