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Belgio Lukaku Storie Mondiali

Il decimo giorno del Mondiale, quello che ha fatto registrare più gol, ci ha portato una prima, parzialissima ma ad oggi indiscutibile certezza: il Belgio è la squadra più spettacolare del lotto. In un torneo che fin qui ha sicuramente divertito però ha anche mostrato molto equilibrio, attenzione ai limiti dell’apprensione e anche qualche rigurgito catenacciaro, questa Nazionale risulta una sorta di show itinerante: non perde da quasi due anni, nelle ultime 21 gare giocate ha fatto 16 vittorie e 5 pareggi segnando l’impressionante cifra di 72 gol (il che vuol dire tre e mezzo di media a partita), in più nell’impatto con la Coppa del Mondo ha anche dimostrato tracce di quella maturità che due anni fa all’Europeo era stata la grave e decisiva mancanza.

Però, non si può ancora parlare di realtà conclamata, visto che non siamo neanche a un terzo della competizione e che fin qui i Diavoli Rossi hanno triturato Panama e Tunisia, di certo non due superpotenze. Potrebbe essere probante la sfida di giovedì con l’Inghilterra, che però sarà probabilmente segnata da ossigenanti turnazioni, dato che questo splendido bolide assemblato da Martinez – CT che ha portato una svolta sensibilissima rispetto al suo predecessore Wilmots – dà l’impressione di necessitare sempre di gambe fresche per potersi esprimere in questo modo.

Il volto in copertina è quello di un Lukaku che sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per stare nel novero dei migliori centravanti del mondo, visto che oltre a segnare a raffica e ad avere un fisico pressoché impossibile da ingabbiare, è anche il faro offensivo che detta con i suoi movimenti le linee verticali di gioco sublimate da straordinari rifinitori come Eden Hazard, De Bruyne, Mertens o il sempre più rampante Meunier, ma che – dopo quattro potenti e stilosi centri in due partite – ora deve curare una caviglia toccata duramente.

Batshuayi è un’alternativa più che buona, così come lo sono i vari Tielemans, Fellaini, Dembelé, Januzaj o Thorgan Hazard oltre che due punti di riferimento come Kompany e Vermaelen ormai prossimi al rientro: una lista strepitosa, che in qualche modo spiega anche l’esclusione di Nainggolan.

Almeno per ora, perché il calcio spumeggiante e iperoffensivo del Belgio fa simpatia a chi lo guarda e paura a chi deve affrontare, però ora comincia anche ad essere conosciuto nei suoi tanti punti forti ma anche in quei pochi punti deboli che – se sfruttati con sagacia – possono diventare falle decisive. Vedi, per esempio, gli spazi che inevitabilmente concede alle proprie spalle un giocatore come Carrasco, che non ha le caratteristiche naturali dell’esterno a tutta fascia.

Chucky mondiale

Se il Belgio è calcio spettacolo, anche il Messico non è di sicuro noioso, specialmente se ha spazi a disposizione. La sensazione è che gliene verranno concessi, perché la squadra preparata benissimo dal Profe Osorio dà sempre l’impressione di essere fragile in difesa e di conseguenza attaccabile, il che può anche avere un fondo di verità ma è ancor più vero che possiede un contropiede affilatissimo, dove Carlos Vela e il Chicharito Hernandez sono i registi con le loro letture e i loro movimenti, mentre l’attore protagonista è sempre di più il Chucky Lozano, un talento che non solo ha un livello tecnico in velocità da potenziale top player, ma anche mentalità, maturità e concretezza.

Se vi stavate chiedendo chi sarà il classico giocatore che vede moltiplicare le attenzioni e la valutazione durante il Mondiale, la risposta è probabilmente Hirving Lozano.

La reazione tedesca, solo nel risultato

Se invece vi state chiedendo come giudicare una Germania salvata al novantacinquesimo da un piazzato di Kroos e prima da qualche decisione arbitrale opinabile oltre che dalle parate di Neuer, la risposta possibile è una sola: che almeno sul piano del risultato ha reagito, si è rimessa in corsa, ha anche fatto vedere quale può essere la via per ritrovarsi, ma allo stato attuale delle cose non ha cancellato molti dubbi.

Il problema dei Campioni del Mondo rimane un passo troppo lento, specialmente nella fase difensiva, perché dietro Rudiger ha fatto incredibilmente peggio dell’Hummels del debutto e Boateng ha finito per farsi cacciare, portando la sua squadra alle soglie dell’eliminazione. Questo ritmo pachidermico, impregnato di una pesantezza che non risulta forza ma limite e che si origina nelle condizioni precarie di chi come Khedira e Kroos dovrebbe reggere il centrocampo, è anche il motivo per il quale risulta difficile pensare che Werner possa essere il terminale offensivo unico, visto che il rapidissimo attaccante del Lipsia ha bisogno di giocate in velocità e di una concezione più verticale per scatenare le sue caratteristiche migliori.

Infatti, la Germania è migliorata quando è entrato Gundogan in cabina di regia e Mario Gomez come punta centrale, attendendo magari di vedere Goretzka, che ha senza dubbio mezzi e caratteristiche per poter aumentare l’estetica e l’efficacia del gioco tedesco ma forse non ancora l’esperienza per poter essere protagonista a questi livelli, quella che invece non manca a un Marco Reus che in questo momento rappresenta un’opzione preferibile rispetto a un Ozil che però potrebbe riprendere quota durante il cammino. Un cammino che la Germania ha quantomeno prolungato, anche se fa specie pensare che le due finaliste dell’ultima edizione siano state fin qui le due più cocenti delusioni. Ma è un altro degli aspetti gustosi e imprevedibili di questo Campionato del Mondo.