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Argentina Croazia Lionel Messi

L’Argentina è un disastro, ed è a mezzo passo dal tornarsene a casa. L’Argentina è sotto assedio, sia a livello metaforico, visto che adesso anche i meno dotati di capacità di giudizio scaricano le loro scacciacani, che sul piano più concreto possibile, data la differenza abissale mostrata al confronto con una Croazia che vola per davvero e che può andare lontano. Il confronto fra una squadra vera, con campioni che giocano l’uno per l’altro con coralità, talento e quella levità portata da chi vive l’investitura di rappresentare una Nazione come uno stimolo e non come un fardello, e quella che sembra solo un’accozzaglia di tigri di marmo, piantate nella loro immagine vuota e in un’idea che rimane solo tale, forse neanche quello.

L’Argentina è Messi con la mano sul volto e lo sguardo in basso, dal momento dell’inno fino all’uscita dal campo, che ricorda terribilmente i brasiliani del Mineiraço. Centro del bersaglio, accusato di tradimento e invece ancora una volta scaricato da una patria che forse davvero non può essere sua. Vittima di una maledizione che si origina dall’abbandono, perché lui l’Argentina l’ha lasciata a dodici anni poiché andarsene era l’unico modo per crescere e diventare grande, il più grande. E ancora oggi, lo è dappertutto tranne che lì. La condanna più crudele che ci sia, perché un dio ha pur sempre una croce. Di solito proporzionale alla sua dimensione.

L’Argentina è una serie di scelte sbagliate, è un disastro gestionale che non riesce nemmeno a nascondere la polvere sotto il tappeto, è l’inguardabile errore di Caballero che pagherà per tutti ma che sembrava essere lì proprio per quello, per essere strumento di un destino che è comunque sempre conseguenza delle decisioni umane.

L’Argentina è indifesa, nel senso che non ha nessuno a proteggerla dalle folate che spirano forti quando ti confronti ai massimi livelli del calcio mondiale, ma anche perché non c’è niente che in questo momento possa dire o fare per cambiare un’immagine raccapricciante.

Però, attenzione. In tutto questo frastuono, si rischia di dimenticare la cosa più importante. Perché, prima di tutto, l’Argentina è ancora viva. Fino a martedì, la notte del giudizio. Dello sprofondo più nero, o della rinascita più incredibile. Oggi deve tifare Nigeria, dato che un successo degli africani sull’Islanda le metterebbe ancora incredibilmente in mano il proprio destino. Quindi, fino a martedì, il consiglio è di rinfoderare le scacciacani: se poi, per caso, si finisce a dover saltare di corsa su di un carro, è meglio avere le mani libere.

La Francia fa un piccolo passo alla volta. Eriksen guida la Danimarca

Perché, nel mondo del calcio, la differenza la fa solo il risultato. Vedere per credere una Francia che vola agli ottavi a punteggio pieno, ma che fin qui ha fatto tutto tranne che convincere. E’ vero che per vincere un Mondiale (e i francesi sono in Russia per quello) bisogna crescere progressivamente ed essere al top negli ultimi dieci giorni, però ancora una volta Les Bleus ci hanno mostrato accomodamento, qualche leziosità, risorse infinite e infatti hanno vinto di nuovo, però anche la sensazione che debba legarsi maggiormente.

Che debba diventare più squadra, se vuole arrivare in fondo. Tanto che, viene quasi più da celebrare la sconfitta di un Perù già eliminato ma tutt’altro che criticabile, viste le gagliarde ma sfortunate prestazioni messe in mostra contro Francia e Danimarca.

Una Danimarca interessante, che ha un genio tanto particolare quanto spesso poco celebrato come Eriksen, che sulla carta potrebbe avere una conformazione piacevolmente offensiva ma che in realtà è un monumento alla prudenza. Se questa sarà la chiave per poter sognare o il principale motivo di rimpianto, lo scopriremo presto.

Brasile, oggi tocca a Neymar

Ma ancora prima, giudicheremo un Brasile che contro la Costa Rica è obbligato a scaricare tutto il suo potenziale e soprattutto farà vedere quanta benzina ha la sua stella, un Neymar che dà segnali criptici e critici sulla sua caviglia ma che – come ben sappiamo – è uno dei più grandi maestri del bluff in circolazione, quindi non stupiamoci se all’improvviso dovesse deflagrare in tutta la sua magnificenza. Infine, stasera Serbia e Svizzera promettono fuoco e fiamme. E’ un Mondiale che ogni giorno strabilia e sorprende. Non dite che non vi avevamo avvisato…