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Portogallo-Marocco
Portogallo-Marocco, Cristiano Ronaldo esulta - FOTO: Twitter

Il re è lui, solo lui. Il re Cristiano, il capocannoniere, l’unico uomo che da solo sta trascinando la sua squadra. Sempre Cristiano Ronaldo, solo Cristiano Ronaldo. Quattro gol in due partite: uno di testa, uno su punizione, uno su rigore e uno di sinistro su azione. Campionario completo per il Superuomo del pianeta calcio, un crack di proporzioni storiche, che si alimenta di sfide, che divide per natura ma che unisce con la sua presenza dominante. Che guarda ai record solo per abbatterli.

Sono 85 gol con la sua Nazionale, più di Puskas e meno solo di Ali Daei. Sono 34 centri nelle ultime 25 partite giocate, con 8 doppiette, due triplette e un poker, per un fenomeno che con l’avanzare dell’età ha capito che deve gestire il suo ineguagliabile fisico e, come ogni cosa in cui si cimenta, lo fa nel migliore dei modi, arrivando al top nei momenti determinanti. Sono 659 gol in carriera, sono tutti riscontri da numero uno al mondo. E sono anche tutti pesi da lanciare sulle spalle del suo eterno rivale, di quello che per alcuni è superiore a lui ma che in questo momento da lui viene schiacciato, che stasera dovrà rispondergli per forza, altrimenti – per Messi e per l’Argentina – sarà l’inferno.

Cristiano domina incontrastato, è bastata una sua incursione su corner in avvio di gara per dare al Portogallo la prima vittoria ed eliminare un Marocco che dovrebbe farsi molte domande. La squadra di Hervé Renard, nonostante un impianto solido e per certi versi anche produttivo, in due partite ha tirato ventiquattro volte ma solo in sei casi ha centrato lo specchio: se non prendi la porta non segni, e se non segni vai a casa. Infatti, i magrebini sono stati la prima squadra ufficialmente eliminata, seguiti qualche ora dopo da Arabia Saudita ed Egitto: una disfatta per il calcio arabo.

L’Iran stupisce, la Spagna vince

Che però può guardare con grande orgoglio all’Iran, formalmente ancora in corsa per la qualificazione anche se con pochissime chance, perché per passare il Team Melli dovrà battere proprio il Portogallo. Il CT Queiroz ha detto: “le altre hanno tre risultati: possono vincere, pareggiare o perdere. Noi ne abbiamo due: o vinciamo o impariamo”. L’Iran ha vinto la prima e imparato nella seconda. Ha imparato che, nonostante un avvicinamento ai limiti dell’impossibile, con concetti e diligenza può addirittura arrivare ad imbrigliare una Spagna che ha sbuffato, è passata con un gol rimpallo del solito, inarrestabile Diego Costa, ha tremato più volte ma in generale – anche se può sembrare il contrario – ha fatto un altro passo di crescita.

Non è stata bella come all’esordio la Spagna, però queste non sono le partite in cui devi essere bello. Sono partite da vincere per scaricare la pressione, e questa squadra di pressioni ne aveva tantissime visto tutto quello che è successo nell’immediata vigilia. Pian piano, le sta smaltendo. Ed è una Spagna forte, piena di risorse, con un inventore di calcio come Isco che nessun altro ha e con una sua filosofia radicata che non tutte le concorrenti possono vantare. Quindi, è una Spagna che rimane una candidata seria al trionfo.

Il primo colpo del Pistolero

Il primo verdetto ufficiale e aritmetico lo ha dato l’Uruguay, che battendo l’Arabia Saudita ha portato agli ottavi se stesso e la Russia, facendo in modo che lo scontro diretto di lunedì pomeriggio serva solo per definire le gerarchie.

Obiettivi centrati senza troppo affanno dalla Celeste, quello primario del passaggio di turno e anche quello secondario di ritrovare subito Luis Suarez, che giocava la sua centesima partita in Nazionale, ha segnato e ha celebrato la sua imminente terza paternità, aprendo il proprio conto in un Mondiale che ci ha regalato una giornata con pochissimi gol ma tutti griffati da grandi firme.

Come alla prima partita, la squadra del Maestro Tabarez è stata tignosa e concreta, ha vinto con un gol su corner, non ha brillato tanto ma ha rischiato ancora meno. E’, semplicemente, l’Uruguay: non fa spettacolo, ma non si piega mai. Non rulla nessuno, neanche l’Arabia Saudita, ma tutti sanno che per ferirlo bisogna fare tanta, tanta fatica.

La fatica che oggi tocca all’Argentina, perché senza una vittoria nel big match con la Croazia le cose si metterebbero maluccio. Alla Francia, che contro il Perù è chiamata ancora a vincere e stavolta anche a convincere. A Danimarca e Australia, la prima con la possibilità di mettersi in tasca il pass per gli ottavi e la seconda con quella di rimescolare tutto.

Un altro giorno di quotidiana elettricità, in un Campionato del Mondo che ha un suo re, ma che allo stesso tempo ci ha già fatto vedere, in meno di una settimana, di essere votato alla rivoluzione.

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Stefano Borghi, pavese classe ’82, ama le squadre di calcio con una tradizione e una bella maglia, oltre che le chitarre ruvide e le cene di qualità. Di professione fa il telecronista: gli piace raccontare storie vere e prova a tirarle fuori dall’ordinario, guardando più al contenuto che all’involucro. Oggi lavora per Fox Sports ed è la voce della Liga spagnola