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Dal 4 Gennaio 2016 al 31 Maggio 2018, da quel “credo che andrà tutto bene” accompagnato dal ghigno di chi la sa lunga, all’aver vinto tutto quello che si poteva vincere. Gli 878 giorni di Zinedine Zidane. L’uomo che ha fatto quello che non era mai riuscito prima a nessuno. Il tecnico che ha prodotto il ciclo più vincente nella leggendaria epopea del Real Madrid. Due anni e mezzo scarsi, in cui le parole chiave sono state fondamentalmente due: sorpresa e trionfo. A sorpresa è arrivato, in un momento buio in cui Florentino Perez cercava un parafulmine dopo la puntata sbagliata su  e ha deciso di ripararsi sotto a un monumento calcistico pur senza esperienza da allenatore. A sorpresa ha anche salutato, appena dopo aver vinto la terza Champions League consecutiva, il nono trofeo personale che lo rende il secondo allenatore più vincente della storia madridista ma il primo, primissimo, se si considerano i tempi in cui ha collezionato questi allori: uno ogni 16.5 partite giocate, mostruoso, con il picco dei cinque titoli vinti nell’anno solare 2017, cosa mai successa prima dalle parti del Bernabeu. Ma i numeri, seppur incredibili, non bastano da soli per inquadrare quello che Zinedine Zidane ha fatto nella sua avventura da allenatore del Real Madrid. Perché Zidane è stato semplicemente perfetto in tutto.

Zinedine Zidane, l’allenatore perfettozidane record real madrid

E’ stato un perfetto ALLENATORE, nel senso che fin da subito ha capito come andava diretta questa squadra: si è creato uno staff di massimo valore, a partire dal preparatore atletico italiano Antonio Pintus, che ha sempre fatto in modo di far volare le gambe bianche nei momenti determinanti. Per tre anni consecutivi, il Real Madrid è arrivato a fine stagione con molta più benzina nel serbatoio di quanta non ne avesse nella prima parte: quando hai in mano una fuoriserie, sai che difficilmente ti staccherai dal gruppo durante il percorso. La differenza, si fa sullo sprint finale.

Zizou è stato anche un perfetto GESTORE, perché nel momento in cui ha messo piede nello spogliatoio del Madrid ha trovato una situazione di totale rivolta che ha placato con intelligenza e sicurezza: gli è bastato mostrare il suo volto per essere credibile, poi però è stato con le parole e con gli atti che ha portato tutti dalla sua parte, facendoli rendere al massimo del proprio potenziale. L’ultimo grande esempio di quanto le capacità di gestione di Zidane siano state lungimiranti, lo abbiamo avuto durante lo scorso mese di Gennaio, quando tutti si aspettavano che un Real Madrid in difficoltà scendesse prepotentemente sul mercato. La società aveva pianificato l’acquisto di un nuovo portiere e di un nuovo centravanti. Effettivamente, nessuno si sentiva di contestare questo tipo di visione. Nessuno tranne lui, che ha bloccato qualsiasi operazione difendendo a spada tratta Keylor Navas e Karim Benzema. E’ stato ascoltato, li ha mantenuti in rosa, ed è stato ripagato dal portiere costaricano con una serie di parate determinanti che hanno superato esponenzialmente il numero degli errori, e dal suo adorato numero 9 non solo con tre reti fra semifinale di ritorno e finale, ma anche con quella predisposizione totale al mettersi al servizio degli altri che fanno di Benzema il miglior centravanti possibile per questa squadra, indipendentemente dai riscontri numerici.

Soprattutto, Zidane è stato un finissimo STRATEGA: ha puntato subito il mirino sul suo capitale più grande e determinante, stimolando l’ego capriccioso ma decisivo del divo Cristiano Ronaldo nel modo più giusto. Sapeva di potersi rapportare con lui alla pari, ha scelto di lasciargli il ruolo di superstar e ha trovato il raro modo di incuriosirlo con qualcosa di nuovo: gli ha rivelato il segreto per battere il tempo. Lo ha convinto a gestirsi, a fermarsi ogni tanto perché quando superi i 30 anni non puoi più essere uno sportivo bulimico di riscontri personali ma devi scegliere i momenti in cui fare veramente la storia. Esattamente come hanno fatto loro. Oltre a questo, Zizou ha utilizzato nel modo migliore talenti naturali come Isco, Asensio e Lucas Vazquez che rischiavano di finire sovrastati dai colossi designati: li ha tenuti sempre nella giusta tensione fra il dover dimostrare di valere il Real Madrid e la consapevolezza che le occasioni sarebbero arrivate. Che le scelte sarebbero sempre state fatte con il criterio del merito. Zidane ha sempre fatto quello che andava fatto per il bene della squadra, non rimanendo mai ancorato ad un sistema di gioco dogmatico ma adattandolo costantemente alle necessità del momento e puntando sempre sui giocatori più adatti a seconda delle contingenze. Uno come lui non si fa problemi a lasciare fuori Bale, a schierare dei giovani rampanti al posto delle superstar, neanche a rendere imprescindibile nella sua squadra un giocatore come Casemiro, l’esatto opposto del profilo “galactico” tanto caro a Florentino, ma elemento determinante per arrivare a vincere. Perché se guidi il Real, quel che conta è solo vincere. E lui lo ha fatto senza soluzione di continuità. Lasciando, da grande stratega appunto, nel momento in cui gli è stato chiaro che ripetersi non era più possibile.

Zidane, la comunicazione e la fortuna

Infine, ha fatto centro pieno anche in quello che veniva indicato come il principale punto critico della sua figura: la comunicazione. Quando gli era stata affidata la guida della seconda squadra, il club si era messo ad organizzare una serie di conferenze stampa non richieste (il Real Madrid Castilla militava in terza serie, dove l’attività di comunicazione non è obbligatoria ma facoltativa) proprio al fine di abituarlo ai microfoni e al rapporto con i giornalisti. Lui non ha mai dato troppo peso a tutto questo, ma quando è stato annunciato come tecnico della prima squadra, ha fin da subito preso le briglie, senza sbagliare mai, senza mai scivolare e facendo sempre passare il messaggio più utile per sé e soprattutto per il gruppo.

In più è stato fortunato, perché tante volte si è ritrovato lanciato a massima velocità di fronte a un bivio, e la svolta l’ha data per lui quella buona sorte che deve per forza accompagnare ogni vincente. Può essere anche vista come lo spirito del calcio, che ha sempre deciso di portare dalla parte giusta uno dei suoi più grandi interpreti e conoscitori.

Zizou è arrivato, ha visto e ha stravinto. Adesso se ne è andato, lasciando la Casa Blanca di fronte alla necessità di ricostruire tutto. Gli allenatori passano e i club restano. Però il passaggio dell’allenatore Zinedine Zidane a Madrid rimane una delle pagine più dorate nel grande libro del calcio. A lui l’onore di aver chiuso la storia con il miglior epilogo possibile e l’onere di continuare da solo la sua strada, sapendo che da oggi sarà tutto diverso e forse anche più difficile. Però Zidane ci ha fatto vedere chiaramente di avere il calcio dalla sua parte. Quindi, da oggi, non possiamo che fare il count-down, aspettando di vivere il nuovo capitolo della sua leggenda.