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harry kane inghilterra

Diciamolo subito, dopo aver visto giocare la Svezia ieri pomeriggio, la rabbia per il dover vivere questo spumeggiante Mondiale senza poter vedere l’Italia è diventata ancora più forte. Risulta veramente inconcepibile il pensiero che gli Azzurri non siano riusciti a superare una squadra modesta, basica e totalmente spuntata come quella che ha battuto solo su rigore una Corea del Sud che probabilmente, dopo il cambio di numerazione last-minute voluto dal suo CT per togliere i riferimenti alle spie avversarie, ha finito per confondere se stessa, visto che non è mai sembrata in grado di competere ai livelli richiesti da questa Coppa del Mondo.

L’Italia però non c’è e non restano che i rimpianti, quelli che avrebbe potuto avere anche l’Inghilterra, se non fosse riuscita a vincere contro la Tunisia in una partita d’esordio che ha confermato quanto di buono sta succedendo nel movimento nazionale inglese dopo la decisione di cambiare completamente i metodi di coltivazione dei giovani calciatori e soprattutto dopo aver affidato i Tre Leoni a Gareth Southgate.

Comanda Captain Kane

L’eroe della patria è Harry Kane, che sulla schiena porta il numero 9 perché è uno dei più forti centravanti del mondo ma che in questa squadra potrebbe benissimo indossare il 10: il capitano inglese è un vero “leader by example”, che trascina tutti con i suoi gol (entrambi d’opportunismo su azione di corner, e occhio perché le palle inattive stanno diventando una costante specialità della casa inglese) e soprattutto che gioca a tutto campo, abbassandosi per manovrare e per non dare punti di riferimento, incollando il gioco e definendolo.

Un vero e proprio uragano, una stella assoluta che fotografa il nuovo corso di un movimento che negli ultimi anni ha cambiato completamente pelle, che stravince con le selezioni giovanili forgiate nello splendido centro tecnico federale di St George’s Park e che può legittimamente pensare di aver portato in Russia la miglior Inghilterra degli ultimi anni.

Non è il caso di cedere all’entusiasmo dopo un successo strappato nel recupero alla prima partita, perché questa Inghilterra è sì promettente, sì innovativa con il 3-5-2 voluto da Southgate sulla falsariga del lavoro fatto da due maestri stranieri come Conte e Guardiola in Premier League, ma fisiologicamente un po’ acerba visto che il progetto necessita ancora di qualche anno per poter veramente dare dei frutti.

In più bisogna risolvere un paio di situazioni, ovvero il rendimento di un Dele Alli che con il club fa vedere un volto e in Nazionale, ancora una volta, un altro, e un Raheem Sterling al quale sono state incomprensibilmente create delle assurde pressioni mediatiche e che non pare sciolto come il resto dei compagni.

Però non si ricordava un’Inghilterra così brillante da diverso tempo, visto che il risultato risicato sulla coriacea Tunisia è dovuto principalmente a due cose: il volume di occasioni sprecate, un po’ per sfortuna, un po’ per tremori al momento di tirare il grilletto, e soprattutto la discutibilissima attuazione dell’arbitro colombiano Roldan e di quella ancora più incomprensibile del collegio arbitrale videoassistito, dato che un’analisi neanche troppo approfondita degli episodi lascia la chiara sensazione che alla Tunisia sia stato concesso un rigore molto generoso e all’Inghilterra ne siano stati tolti due vistosi.

Un Belgio più maturo e con due cannonieri “on fire”

Anche per la tecnologia evidentemente va messo in conto qualche incidente di percorso, quelli che invece non vuole più avere un Belgio che appare finalmente maturato rispetto alla forte delusione dell’Europeo di due anni fa.

Lo dimostra non tanto il rotondo 3-0 con cui ha regolato la pittoresca, robusta ma anche piuttosto ingenua selezione panamense, quanto il fatto che un gruppo che in passato aveva sempre dato l’impressione di non saper gestire le pressioni dei grandi abbia invece superato il nervosismo di un primo tempo bloccato, stravincendo nella ripresa con le folate di due top player come De Bruyne e Hazard e con i gol di due stoccatori che non hanno nulla da invidiare ai bomber più celebrati, visto che il genio spettacolare di Dries Mertens ha subito brillato e lo ha fatto anche la devastante potenza di Romelu Lukaku.

Dobbiamo obbligatoriamente aspettare test più probanti, però questo sembra un altro Belgio rispetto a quello di due anni fa, e se così fosse dovremmo per forza aggiungere un posto al già lungo tavolo delle pretendenti ad arrivare fino in fondo.

Intanto oggi pomeriggio si completa il primo giro con i debutti di due possibili outsider piccanti come Colombia e Polonia, mentre in serata inizia subito il secondo con un Russia-Egitto decisivo: va veloce questa Coppa del Mondo, e ora, finalmente, comincerà anche a dare piste più indicative.